Società

No Other Land a Diamante: la testimonianza di Fullone e l’annuncio di una nuova Flottilla

di Pippo Gallelli

Poche ore prima che la Rai trasmettesse finalmente in prima serata No Other Land, al Cinema Vittoria di Diamante si è vissuto un pomeriggio di grande intensità dedicato al documentario Premio Oscar 2025. La visione in sala – organizzata dal Coordinamento Alto Tirreno Palestina Libera e seguita da un pubblico visibilmente emozionato – ha confermato quanto questa storia abbia bisogno di essere condivisa, ascoltata e attraversata insieme.

Il film racconta la distruzione dei villaggi di Masafer Yatta, l’espulsione delle famiglie e la resistenza quotidiana della comunità palestinese. Ma No Other Land è anche il ritratto di un’amicizia rara: quella tra Basel, attivista palestinese, e Yuval, giornalista israeliano. Un legame costruito nel dolore e nella scelta comune di raccontare la verità, in quello che gli stessi registi definiscono un gesto “rivoluzionario”.

L’atteso intervento di Vincenzo Fullone è stato introdotto dalla giornalista Francesca Magurno. Fullone, calabrese di Crosia, è un attivista che ha vissuto e lavorato a Gaza. Era stato fermato nella notte tra il 7 e l’8 ottobre in Israele mentre era diretto verso la Striscia a bordo di una nave della Freedom Flotilla carica di aiuti umanitari. Detenuto nel carcere di Ketziot, nel deserto del Negev, è stato rilasciato dopo cinque giorni ed è rientrato in Italia il 13 ottobre.

La sua testimonianza ha conquistato la sala con una forza emotiva capace di imporre il silenzio. «Qualcosa dentro si è rotto, ma continuo a testimoniare», ha detto, raccontando il trauma dei giorni trascorsi in detenzione e spiegando di aver iniziato un percorso psicologico: «Non è facile ammettere di essere fragili. Perfino ridere, adesso, a volte è difficile». Ha parlato delle persone incontrate, delle storie raccolte e delle somiglianze inattese tra i villaggi palestinesi e la Calabria: «Il modo di accogliere, l’attaccamento alla terra… mi sembrava di essere a casa». Con evidente commozione ha ricordato anche alcune delle persone arrestate insieme a lui, tra cui un’attivista e giornalista israeliana, Noa.

Fullone ha poi riportato l’attenzione sulla sua precedente esperienza a Gaza, dove aveva contribuito alla riapertura di un cinema e all’organizzazione di un festival per bambini: un tentativo di normalità in mezzo alla distruzione. Ma il ricordo lascia presto spazio alla necessità di continuare la battaglia. Rispondendo a una mia domanda sulla possibilità di una nuova Flottilla, è stato diretto: «Secondo me sì, è necessaria una nuova Flottilla. Ci stiamo già organizzando: è in preparazione una nave che partirà da Taranto. Siete i primi a saperlo. A fine mese faremo la presentazione ufficiale proprio nel porto di Taranto. Ancora una volta, il Sud Italia sarà il punto di partenza».

A portare il proprio contributo, prima della proiezione, è stata anche Daria Martorelli del Coordinamento Alto Tirreno Palestina Libera, che con grande impegno ha curato l’organizzazione dell’evento e ha definito l’iniziativa “un momento necessario di informazione e partecipazione civile”. L’assessora alla Cultura Martina Presta ha portato il saluto dell’amministrazione comunale di Diamante, sottolineando il valore della serata. L’ingresso, a offerta libera – tolte le spese di proiezione – è stato devoluto alla Mezzaluna Rossa, impegnata sul campo.

La serata al Cinema Vittoria si è chiusa con un sentimento collettivo di partecipazione e consapevolezza. No Other Landon chiede soltanto di essere visto: chiede di essere compreso, discusso, condiviso. E a Diamante lo è stato nel modo più profondo possibile.