Politica

Verso la Manovra di Bilancio

di Alessia Potecchi

Il quadro che si presenta alle porte della Legge di Bilancio non è certo quello idilliaco che ci racconta tutti i giorni questo Governo. L’economia e lo sviluppo sono fermi, il tutto è aggravata dai dazi di Trump e dalla sua politica economica su cui il governo non ha fatto nulla, ha chiacchierato, prima sminuendo il problema e poi non sapendo da che parte stare se con Trump o con l’Europa.  La pressione fiscale ha raggiunto il livello più alto dal 2020 siamo al 42,7% quest’anno a causa del drenaggio fiscale che ha visto i faticosi rinnovi contrattuali migliorare gli stipendi lordi ma anche un aumento del carico fiscale perché ovviamente molti lavoratori passano nello scaglione successivo e non c’è stato un adeguamento degli stessi scaglioni per farne fronte. Questo colpisce soprattutto il ceto medio che è quello che il Governo dice di voler supportare e questo è andato di fatto a bilanciare il taglio del cuneo, cioè il governo da e poi toglie anche di più di quello che ha dato, con l’aumento della pressione fiscale paghiamo circa 22 miliardi in più.

 Questo quadro è aggravato dalle nuove regole di bilancio dell’EU che fanno si che le maggiori entrate non potranno essere utilizzate per fare degli sconti di carattere fiscale perché in maniera automatica serviranno al miglioramento del deficit e poi l’accordo in sede Nato sulle spese militari che ci vedrà portare dal 2 al 3,5% del PIL le spese per la difesa spalmate in 10 anni con l’aggiunta di un altro 1,5% di ulteriori spese per la sicurezza, tra l’altro è un programma su base nazionale stato per stato e non di carattere collettivo. Oggi i 27 Paesi dell’Unione spendono molto di più della Russia ma la frammentazione ci rende di fatto più deboli. 

La produzione industriale è in calo da 26 mesi praticamente in tutti i settori, i tavoli delle crisi a partire dall’ILVA ne sono uno specchio molto chiaro così come il fallimento di Industria 5.0. in Spagna la produzione industriale cresce, la Spagna le nostre stesse sfide da affrontare, da noi è in decrescita continua chiediamoci come mai e interroghiamoci sull’assenza di provvedimenti e di politica industriale del Governo.

 Non ci sono passi in avanti significativi sul fronte della Riforma Fiscale anzi vedo passi indietro sul discorso di giustizia sociale e di equità che deve caratterizzare questo percorso. Il tema della frammentazione e della diversificazione del pagamento delle imposte che rende il nostro sistema iniquo permane e si rafforza, non ci sono interventi significativi sulla semplificazione e sulla mole di detrazioni che ha il nostro sistema fiscale se non quella per i redditi oltre i 75.000 euro in base al numero dei figli che è molto discutibile perché frammenta ancora di più il sistema complessivo. La proposta di riduzione della seconda aliquota dal 35% al 33% fino a 50.000 euro ha un costo alto e rischia di produrre, esattamente come la resa strutturale delle tre aliquote, dei benefici non particolarmente importanti. Non ci sono provvedimenti concreti per combattere l’evasione fiscale, la rottamazione voluta dalla lega costa 4 miliardi, una ennesima proposta di condono.

Bisogna promuovere maggiore equità, nuove modalità di indirizzo della spesa pubblica, politiche del mercato del lavoro e di inclusione sociale che abbiano alla base questi valori. L’obiettivo è quello di rendere più giusto il carico fiscale, eliminare i regimi di favore e utilizzare le risorse, in primis quelle che derivano da una serie lotta all’evasione e alla elusione fiscale, per finanziare sanità, istruzione e transizione ecologica e per diminuire le tasse stesse.

Cresce l’occupazione ma non certo quella giovanile che dovrebbe essere il dato principale, cresce per le persone over 50 ma questo non frena l’uscita dei nostri giovani, ragazze e ragazzi preparati che vanno via dal nostro paese, cala la produttività del lavoro, calano le retribuzioni e pesa la spesa quotidiana per le famiglie, non si fa nulla sul fronte salariale vedasi la questione Salario Minimo che non ha costi, non c’è nulla per combattere la precarietà che è uno dei motivi principali dei bassi salari, per creare davvero del lavoro stabile, per spingere ai rinnovi contrattuali.

Il risiko bancario ha testimoniato molto bene come questo governo abbia una concentrazione di potere finanziario fortissimo, come abbia cercato in tutti i modi di condizionare il mercato. Le aggregazioni vanno bene se producono valore, occupazione, se hanno un senso dal punto di vista industriale e finanziario. Le decisioni di questo Governo non sono indirizzate alla tutela del risparmio e dell’occupazione, tutt’altro.

Le operazioni di aggregazione rispondono ad un interesse di carattere nazionale e vanno valutate positivamente se producono effetti positivi seguendo i criteri di mercato, non se diventano parte di un risiko dettato da logiche di parte.

E aggiungo sempre sulle banche questi ripetuti annunci della Lega senza alcun criterio e competenza sulla tassa sugli extra profitti delle banche per trovare le risorse per fare la rottamazione perché di questo si tratta, per poi fare marcia indietro come è già avvenuto, sono pericolosi perché questi provvedimenti sono delicati se non attuati in maniera adeguata aumentano la sfiducia degli investitori nelle società del nostro paese con conseguente ribasso dei prezzi di borsa accompagnati da una evidente riduzione delle entrate da Capital Gain (26% delle plusvalenze)Da notare, inoltre, gli extra profitti sono già tassati a bilancio e una parte di questi viene distribuita ai soci come dividendo con una cedolare secca del 26% che andrebbe ovviamente persa. Ci vuole attenzione e anche chiarezza su come poi queste risorse saranno redistribuite e non una grande confusione che poi va a finire in niente.

Preoccupa il fatto che non c’è minimamente una strategia economica dopo il 2026, se non ci fosse stato il PNRR noi saremmo davvero in recessione, cioè il governo ha vissuto e vive di rendita,  sarà decisivo il ruolo degli investimenti privati, servono politiche che vadano in questa direzione, che programmi ha l’esecutivo, che idea ha di futuro economico da mettere in campo?

 Quindi vedo la totale assenza di riforme vere, costruttive e aggiungo complessive in un quadro dal segno meno caratterizzato certamente da una grande disattenzione alla questione sociale, alla riduzione delle diseguaglianze e all’attenzione alle persone.