Cultura

Ma…diamoci del tu! Lo show di Enrico Brignano ha abbracciato Catanzaro

Il brio della verità si conferma la cifra artistica di Enrico Brignano che fa doppietta nel capoluogo calabro con “Ma…diamoci del tu!” plasmando (tra cavalli di battaglia ed improvvisazioni mai lasciate al caso) uno spettacolo minimalista nella forma scenica ma denso di ironica sostanza, seminando qua e là riflessioni genuine al teatro Politeama “Mario Foglietti” di Catanzaro.
L’ operazione nostalgia con cui l’attore romano ha catapultato il pubblico nel cuore degli anni 80′ e poi tra le pieghe della sua carriera e vita privata, è stata cartina tornasole di una generazione, diventando pungente e stimolante contraltare dell’oggi.

Tra i bauli di scena e le luci della ribalta, Brignano gioca a muovere i fili della propria adolescenza, vissuta indossando la tuta da tecnico dell’istituto professionale meccanico, che restando con i piedi nella sua Dragona (tra gli spaghetti a bagnomaria di mamma e gli stratagemmi educativo- pragmatici di papà) sognava, incollato alla tv, la New York del telefilm “Fame “-Saranno Famosi”, per poi rievocare con incalzante ritmo scanzonato, curando i tempi comici e della prosa aulica, tutti i “no” incasellati agli albori del suo percorso a colpi di monologhi pirandelliani e guardando dallo spioncino Cinecittà.
Il viaggio di Enrico Brignano, ondeggiando sulle frequenze della commedia umana, non poteva poi che attingere al bagaglio di esperienze giovanili a partire dalle prime vibrazioni sentimentali e sensuali farcite dai consigli “esperti” degli amici di borgata con soprannomi evocativi. Gli espedienti tecnici per organizzare una serata romantica con vista sul Colosseo, lato finestrino in quella alcova mobile (disegnata da Giorgetto Giugiaro), diventano l’affresco degli approcci goffi al limite del surreale di Enrico Brignano (Nerico per via di quella storpiatura da sempre insita nel suo nome e cognome) alle prese con la pudicizia inespugnabile delle donne nel suo mondo di ragazzo, in cui un bacio era questione di bottoni automatici, sedili reclinabili e paziente dissimulazione.

A far da cornice alle gioie, ai colpi di fortuna e alle sconfitte di Brignano (che sciorinandoli con simpatia, invita i giovani a non arrendersi alle prime difficoltà) splende Roma, maestosa e maltrattata che l’artista ha celebrato tra stornello e denuncia, in compagnia dei “disturbatori” Andrea Perrozzi, Pasquale Bertucci e Michele Marra.
Cesellando scenari, mettendo a segno battute, omaggiando i suoi maestri (Gigi Proietti, Lino Banfi, Maurizio Costanzo, Vittorio Gassman, Pippo Baudo e molti altri), Enrico Brignano ha saldato il dialogo con la platea, che spontanea, ha applaudito, riso e contaminato il copione, in virtù di una familiarità che invoglia lo spettatore e l’artista a dirsi “Ma…diamoci del tu!”.
Lo showman, secondo il quale la Calabria, resta troppo spesso immeritatamente esclusa dalle principali tournée teatrali nazionali, proprio per sancire la sua gratitudine verso l’accoglienza magnogreca, ha condiviso con la sala gremita, brevi pillole del suo ultimo libro “Non facciamone una tragedia. La mitologia secondo me”. (Einaudi), una rivisitazione frizzante dei miti classici, declinati come favole per la sua primogenita Martina.

A pensarci bene, in fondo, l’artista autentico è colui che modella voce, movenze, rielabora storie e ricordi per renderli così trasversali da farli diventare patrimonio di tutti coloro che lo sentiranno talmente amico da rivolgersi a lui con un “tu” che sa di casa.

Foto di Roberta Cricelli