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Sulla strada del ricordo, a timidi passi

di Anna Materno

Forse qualcosa timidamente sta cambiando. Ci sono pagine della storia nascoste e volutamente dimenticate che lentamente ma inesorabilmente la verità fanno emergere.

La storia del nostro confine orientale è intricata, variegata e pressocché sconosciuta ai più. Fortunatamente il lavoro incessante di alcune persone sta smuovendo mari e monti. L’ultima iniziativa in ordine di tempo si è svolta a Pola  il 18 agosto in occasione dell’anniversario della tragedia di Vergarolla del 1946. “Era domenica e la spiaggia di Vergarolla era gremita di bagnanti, famiglie intere che assistevano ad una manifestazione sportiva. Vicino alla pineta della spiaggia c’era un deposito di mine disinnescate che però vennero riattivate da una mano omicida, proveniente dai ranghi dell’Ozna, la polizia segreta del dittatore comunista jugoslavo Tito. Un centinaio i morti, dei quali solo 65 identificati, gli altri erano stati letteralmente polverizzati. Ancor più numerosi i feriti, che il dottor Geppino Micheletti curò senza sosta, pur avendo saputo che tra i morti c’erano pure i suoi due figli. Questa è la strage con più vittime civili nella storia dell’Italia repubblicana. Con la cessione dell’Istria alla Jugoslavia, Vergarolla entrò nel demanio militare jugoslavo prima e croato adesso, per cui la commemorazione della strage finora non si è mai potuta svolgere sul luogo del delitto.” (ANVGD)

Per il secondo anno il  Comune di Pola ha reso onore alle vittime con diversi segni: dalla celebrazione della messa in italiano, alle allocuzioni davanti al cippo a memoria delle vittime di Vergarolla  e infine al lancio in mare di una corona di fiori da parte di AIPI-LCPE Associazione istriani polesani italiani – libero comune di Pola in esilio. 

La strada del ricordo è ancora lunga ma alcuni passi sono stati fatti a partire dalla legge n. 92 del 30 marzo 2004  che ha istituito il Giorno del ricordo: una solennità civile nazionale italiana che vuole “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale.”

Anche quest’anno, inoltre, le scuole di ogni ordine e grado potranno partecipare al concorso nazionale giunto ormai alla XIV edizione, una delle tante iniziative volte a far conoscere una parte di storia con cui sembra necessario fare i conti.

Lo scorso ottobre il Ministero ha pubblicato, a firma del prof. Patrizio Bianchi, le linee guida  per Il Giorno del ricordo (https://www.miur.gov.it/documents/20182/0/Linee+Guida+per+la+didattica+della+Frontiera+Adriatica.pdf/a6becbb8-5a98-d10f-7e36-6405fb320a5c?version=1.0&t=1666339646483) nella  cui prefazione si osserva che “contribuiscono alla riflessione che caratterizza l’insegnamento storico come laboratorio di contemporaneità. Si prestano a intrecciare valori e identità; a orientare l’impegno civico e sociale verso il bene comune, rispettando le memorie. Costituiscono un tentativo di costruzione di percorsi di riconciliazione nella prospettiva della comune cittadinanza europea”; una serie di spunti interdisciplinari per i docenti cui poter fare riferimento senza alcun tipo di imposizione. Su questo aspetto sono stati chiari sia gli organizzatori che i relatori che hanno dato forma all’intenso programma della scuola estiva 2023. Le lezioni magistrali e i laboratori si sono svolti a Gardone Riviera presso il Vittoriale degli italiani cui hanno partecipato 16 docenti e 4 dirigenti selezionati da tutta Italia. L’evento si è concluso con le parole della dottoressa Caterina Spezzano che, a nome del Ministero, ci ha esortati a “fare rete” e “essere lievito” cioè a portare avanti un percorso affinché i nostri studenti possano avere la possibilità di conoscere la loro storia, grande responsabilità per noi adulti che possiamo e dobbiamo indicare  -almeno orientativamente- una via.