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Traffici d’armi nel Porto di Ravenna, vince la trasparenza.

di Sylvie Freddi

Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna confermando il diritto della giornalista Linda Maggiori, assistita dall’avvocato Andrea Maestri, di ottenere i dati quantitativi aggregati sui materiali d’armamento transitati nel porto romagnolo. L’obbligo riguarda i dati numerici dei traffici, non la divulgazione di informazioni come la provenienza e la destinazione dei carichi. Una distinzione fondamentale in nome della tutela della sicurezza nazionale andando però così a ledere il diritto dei cittadini a conoscere attività di rilevanza pubblica. La decisione del Consiglio di Stato ha comunque conseguenze giuridiche importanti, è una conferma che il richiamo alla sicurezza nazionale non basta, da solo, a giustificare il diniego dell’accesso agli atti. Le limitazioni alla trasparenza devono essere motivate e proporzionate agli interessi effettivamente da proteggere.

Per le amministrazioni, ciò significa dover distinguere le informazioni realmente riservate da quelle che possono essere legittimamente rese pubbliche. La pronuncia rappresenta inoltre un precedente significativo per future controversie sull’accesso ai dati relativi ai traffici d’armi, pur senza imporre automaticamente lo stesso obbligo a ogni porto italiano. La battaglia di Maggiori e Maestri va dunque oltre il caso di Ravenna: riguarda il principio secondo cui le istituzioni devono rendere conto delle proprie attività, soprattutto quando sono in gioco questioni che investono la politica estera, i conflitti internazionali e le responsabilità pubbliche dell’Italia.