In un’epoca dominata dall’iper-informazione e dagli effetti digitali, esiste ancora spazio per l’incanto? È la scommessa di “Artefici di Meraviglia – Viaggio nell’Illusionismo”, il documentario firmato da Francesca Bellucci che porta per la prima volta l’arte del prestigio al centro della Festa del Cinema di Roma (sezione Special Screenings).
Con una regia discreta e rispettosa, il film esplora il legame viscerale tra cinema e illusione, partendo dall’eredità dei padri fondatori come Georges Méliès fino alle sfide del digitale. Ma Artefici di Meraviglia è soprattutto un’indagine sull’animo umano: un racconto corale che unisce le esibizioni di campioni mondiali di magia al candore di due bambini intenti a scoprire i segreti di un negozio senza tempo. Abbiamo incontrato la regista Francesca Bellucci per farci raccontare questo viaggio tra percezione, memoria e la ricerca incontrollabile di un incanto di cui, nell’era iper-tecnologica, abbiamo più che mai bisogno.

Perché, nell’era della tecnologia che ci mostra quasi tutto, abbiamo ancora bisogno di meravigliarci?
Meravigliarsi è un bisogno primordiale dell’essere umano: un bisogno intimo, biologico e profondamente psicologico. Esiste un dinamismo affascinante nel concetto di meraviglia: è un’esplosione, anche chimica e dopaminergica, che spezza la quotidianità. A questa si affianca la fissità dell’incanto. Fin dalle epoche ancestrali, “incantare” significava letteralmente sospendere il tempo, fermare l’attimo. Abbiamo un bisogno disperato di questo stato per riscoprire la nostra matrice immaginifica. La tecnologia risponde alla sete di informazione, ma solo l’incanto sa nutrire l’anima.
Provenendo dal cinema, quando hai capito la potenza dell’illusionismo?
Il cinema è esso stesso un’arte illusoria. Approfondendo la storia, sono rimasta folgorata nel riscoprire i grandi prodromi dell’illusionismo — da Segundo de Chomón a Georges Méliès — e come abbiano inventato i movimenti di macchina e la finzione cinematografica proprio a partire dal trucco scenico. La magia e il cinema condividono la rappresentazione dell’impossibile. Come diceva il celebre prestigiatore Ranieri Bustelli, esiste un meraviglioso paradosso dell’accordo tra spettatore e mago: io so perfettamente di essere ingannato, ma mi meraviglio proprio perché non comprendo in che modo stia accadendo. È la celebrazione di una finzione condivisa.
Perché l’illusionismo è una storia che merita di essere raccontata? E cosa succede quando smettiamo di farci sorprendere?
È una storia che merita di essere raccontata perché è una via splendidamente umana. La risposta a cosa accada quando smettiamo di farci sorprendere è semplice e spietata: un po’ moriamo dentro. Nel momento in cui rinunciamo agli occhi fanciulleschi, smettiamo anche di credere nel futuro. L’animo umano non può prescindere dalla speranza, dal domani e dal fattore sorpresa. Rinunciare alla meraviglia significa cedere al cinismo.
Come si è tradotta la tua regia rispetto al materiale umano e scenico dell’illusionismo?
Quando ho iniziato a visionare il materiale — tra l’imponenza dello stage e la dimensione intima del backstage — ho capito che la mia doveva essere una regia silenziosa e discreta. È un altro paradosso concettuale: il cinema è già percezione e illusione di per sé, per questo dovevo far parlare direttamente l’incanto. La mia camera accompagna il racconto con massimo rispetto per un’arte antichissima, ma con una grande curiosità visionaria. Ne è nato un racconto fantastico e, al tempo stesso, tremendamente umano.
Che valore simbolico ha la presenza dei due bambini e del negozio di magia nel film?
È un ideale passaggio di testimone. I bambini guidano lo sguardo, si perdono nei riflessi delle vetrine di questo negozio meraviglioso custodito da un narratore silente e misterioso. Quei riflessi rappresentano ciò che noi proiettiamo sulla magia e sulle generazioni future. Vedere nei loro occhi lo stupore ci rassicura sul fatto che i giovani sapranno ancora conservare e proteggere la capacità di sorprendersi.

Nel film convivono documentario, spettacolo dal vivo e fiction: come si integrano questi linguaggi?
È impossibile raccontare la magia attraverso un unico linguaggio, perché la magia stessa è multilivello: è percezione, teatro, cinema e relazione umana. Per questo abbiamo voluto far compiere allo spettatore un salto continuo: siamo dentro le vite personali degli artisti, attraversiamo la storia dell’illusionismo, ci ritroviamo nel foyer, saliamo sul palco al loro fianco e un attimo dopo siamo in platea tra il pubblico che applaude.
Dai fasti della grande magia televisiva anni ’80 alle nuove tecnologie: cosa è cambiato?
I grandi maestri, uno fra tutti il Mago Silvan, hanno avuto il merito storico eccezionale di trasformare un’arte di nicchia in una grande cultura pop. Oramai non è più soltanto questo: oggi assistiamo all’uso di nuove tecnologie applicate all’illusione, dove il trucco scenico si fonde con l’innovazione digitale. Ma ciò che rende la dimensione umana dell’illusionismo ancora più potente è che, nonostante i trick tecnologici a cui siamo abituati ogni giorno, continuiamo a rimanere sbalorditi davanti a ciò che le sole mani di un artista sanno compiere.
Quando lo spettacolo termina e le luci si spengono, cosa rimane della meraviglia?
Rimane la domanda sospesa: “Ma come ha fatto?”. Rimane la bellezza di non sapere se quello che abbiamo visto fosse reale oppure no. Ma soprattutto si torna a casa con l’animo leggero, per esserci concessi il lusso di stupirci come bambini. A differenza del cinismo contemporaneo di chi dice “tanto so già come va a finire”, uscire da Artefici di meraviglia significa riscoprire una speranza: non essere illusi, ma rimanere incantati.
“ARTEFICI DI MERAVIGLIA – Viaggio nell’Illusionismo”
Un documentario di Francesca Bellucci
Sezione: Special Screenings – Festa del Cinema di Roma
Durata: 51 minuti
Produzione: WonderArt Entertainment & Mediterranea Productions
Idea: Angelo Bassi e Francesca Bellucci
Regia e sceneggiatura: Francesca Bellucci
Montaggio: Mirko Colucci
FESTA DEL CINEMA DI ROMA – SPECIAL SCREENINGS – PRIMA MONDIALE
15 ottobre, ore 15.30 – MAXXI
16 ottobre, ore 11.30 – Cinema Giulio Cesare, Sala 6
