Tra materia e visioni che affiorano come memorie sommerse, Maurizio Fulginiti torna a consegnare alla pittura il concentrato delle suggestioni maturate attorno al presente. Le sue opere sembrano nascere in una zona di confine, là dove il pensiero incontra la ferita, ove il frammento non è rottura bensì traccia residua di qualcosa di più grande, forse indefinibile.
Formatosi all’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, Fulginiti ha progressivamente valicato i confini regionali, portando la propria ricerca artistica nel panorama nazionale e costruendo nel tempo un linguaggio personale, riconoscibile e coerente. Il suo percorso si distingue anche per la capacità di far convivere due dimensioni solo in apparenza distanti: da un lato la rigorosa formazione giuridica, dall’altro una sensibilità artistica spiccata, nutrita da un’attenzione costante all’uomo, alle sue fragilità e alle trasformazioni del tempo.
In “Frammenti di Assoluto”, il contenitore collettivo plasmato dall’Associazione Armonia e Contrasto APS con il patrocinio della Provincia di Catanzaro e del Consiglio Regionale della Calabria, il percorso artistico di Fulginiti si inserisce con intensità concettuale ed emotiva. L’esposizione visitabile fino al 24 maggio al Museo Marca di Catanzaro intreccia un itinerario sensoriale dedicato alla ricerca dell’essenza più profonda dell’arte, fra tangibile e intangibile, sulla scorta dell’intuizione di Tania Romeo, attrice, regista, sceneggiatrice, sensibile a tutto tondo verso le espressioni artistiche, nel curarne la realizzazione.
Le opere di Fulginiti, insignite anche di un attestato di merito, costituiscono un attraversamento poetico della sua produzione più fresca, realizzata in gran parte negli ultimi anni dopo un lungo periodo di silenzio creativo. Quell’apparente vuoto sembra oggi abitare le tele, sedimentato nei materiali, nelle screpolature, nelle superfici irregolari che l’artista costruisce attraverso tecniche miste in cui convivono acrilico, gomma liquida e stratificazioni materiche.
La sua pittura pare cristallizzarsi pur respirando. La gomma liquida si espande come una cicatrice viva, generando rilievi e fenditure che trasformano la superficie in un organismo mutevole. Gli acrilici si addensano in profondità cromatiche improvvise, tra ombre dense e aperture inaspettate come fossimo di fronte ad una staffetta formale, fra controllo e abbandono, misura e impulso. Perciò appare interessante soffermarsi e decodificare alcune delle creazioni dell’artista.
Basti pensare a come ne “Il bosco dell’incertezza” la materia si addensi in un intrico quasi claustrofobico di segni e ombre, evocando lo smarrimento come condizione esistenziale.
In “Mondi in sospeso” prevale invece una rarefazione sospesa, lungo la quale forme e colori sembrano galleggiare in uno spazio mentale instabile, privo di coordinate definitive. Con “Teatro” e con “Genius Loci” l’artista indaga il respiro invisibile dei luoghi, trasformandoli in memorie pulsanti e multiple; “Tipica camera di Bergamo” restituisce un’atmosfera intima e sospesa, quasi teatrale; mentre “Pacato confronto tra addetti ai lavori in materia di: ipocrisia” affida alla pittura una riflessione tagliente sulle dinamiche sociali e sulle maschere del quotidiano.
La ricerca più recente del creativo, resa plastica nella sequenza di opere denominata “Il quadro della situazione” si apre al confronto percettivo. Fulginiti propone uno stimolo, suggerisce senza imporre, lasciando all’osservatore la responsabilità di definire cosa sia arte e cosa non lo sia, oltre ogni mediazione critica. Le tele arrotolate diventano esse stesse esperienza ambivalente. Possono essere contemplate nella loro forma chiusa, come presenza statica e autonoma oppure dispiegarsi e rivelare un universo ulteriore, inatteso. In questa opportunità di ragionare (che pare al momento un unicum nel panorama creativo) si concentra una parte essenziale della poetica dell’artista, il cui intento è quello di porsi in un circuito mai definitivo ma sempre in divenire.
Resta vivo l’auspicio di accendere nel fruitore una scintilla personale, libera da omologazioni e da letture imposte, pur riconoscendo alla critica il suo ruolo interpretativo senza però permetterle di sostituirsi all’esperienza diretta dello sguardo. L’opera diventa così un campo aperto, un innesco percettivo in cui ogni visione è legittima perché irripetibile.
Il lavoro di Maurizio Fulginiti pare costantemente in movimento. La sua ispirazione travalica la compiutezza per indagare la tensione. È una pittura la sua che si agita nell’interstizio tra forma e dissoluzione, tra presenza e possibilità. In questa dimensione tutto accade e in quell’esatto istante, proprio mentre avviene, domanda di essere “fotografato” da chi fa arte e metabolizzato dagli occhi del mondo, quelli capaci di scrutare nel visibile, l’invisibile.
La gallery fotografica delle opere presentate all’esposizione “Frammenti di assoluto” è stata gentilmente concessa dall’artista Maurizio Fulginiti.










