di Alessia Potecchi
La Commissione Europea ha votato una risoluzione per uniformare tutti paesi in materia di reato sessuale contro le donne. Una risoluzione approvata dalla Commissione per chiedere di mettere al centro la vittima e il valore fondamentale del consenso per partire tutti dal principio che senza un consenso esplicito, libero e revocabile si tratta sempre di violenza sessuale. Una risoluzione che sposa i parametri della convenzione di Istanbul e che mette gli stati, che ancora non hanno assunto tale principio, nella condizione di farlo e uniformarsi in materia di violenza di genere. Un testo molto importante che sancisce che non occorre più per una donna dimostrare che l’atto è stato violento, che è stata aggredita o che ha opposto resistenza fino alla fine, conta solo una cosa se c’è stato un consenso libero ed esplicito. Una linea che vuole davvero sostenere le donne e mettere al centro la vittima perché in una situazione di violenza la vittima è sempre colei che è oggetto dell’abuso e non ha alcuna responsabilità qualsiasi sia il suo comportamento che spesso è frutto di paura, shock e immobilismo per evitare conseguenze peggiori.
La legislazione basata sul consenso è già uno standard internazionale previsto dalla Convenzione di Istanbul, non è una battaglia puramente simbolica: significa riconoscere finalmente la realtà della violenza sessuale, contrastare l’impunità e costruire una cultura del consenso e dell’autodeterminazione. La risoluzione afferma che “solo un’indicazione chiara, affermativa, libera e inequivocabile del consenso è valida” nei rapporti sessuali. Aggiunge che “il silenzio, la mancanza di resistenza verbale o fisica o l’assenza di un ‘no’ non possono essere interpretati come consenso” e questo rappresenta un grande passo in avanti sulla strada di costruire al più presto una uniformità tra gli stati membri in tema di violenza sessuale basata sul principio che “solo Sì è Sì” che è esattamente quello su cui ci siamo impegnati qui in Italia bloccato dal DDL Buongiorno che ha invece riportato sulla vittima il peso della dimostrazione di avere detto NO e di avere rifiutato il rapporto che peggiora la legge e non tutela le vittime. La risoluzione inoltre pone l’accento sul fatto che il consenso preventivo, le relazioni sessuali precedenti o qualsiasi relazione con l’autore del reato, compreso il matrimonio, non implicano il consenso automatico. Avanti su questa strada, è una battaglia di civiltà in nome delle troppo vittime di stupro e violenza.
