di Sylvie Freddi
La recente operazione israeliana di morte sul Libano si chiama “Oscurità eterna”, degno nome di un fumetto distopico.
Sono almeno 2.124 le persone uccise dal 2 marzo, di cui 68 bambini e almeno 88 operatori sanitari.
Potrei essere la vittima / la martire, se così vogliono
nella fessura un’ascia / nel petto una ferita
tendo la mano destra / poi la sinistra / forse insieme sopravviviamo
Forse. Ma non in questo mondo.
Khantun Salma, poetessa libanese, e suo marito sono morti insieme, sepolti sotto le macerie della loro casa.
I suoi versi restano, eco ostinata di una vita passata a sopravvivere.
Le bombe non uccidono solo i corpi. Le bombe distruggono più in profondità, là dove sono le memorie, dove nascono i sogni e dove si immagina il futuro. Uccidono i canti, le poesie, i racconti. Tentano di cancellarli uno a uno, per lasciare un deserto sporco, cupo, in cui i sopravvissuti fanno fatica a riconoscersi.
Eppure sotto quelle rovine qualcosa resiste sempre. Basta un cenno, un gesto minimo, perché la resilienza dell’essere umano faccia rinascere la meraviglia per il mondo.
