Mondo

Jared Kushner, Gaza e l’Iran

di Sylvie Freddi

Nel mondo di Trump tutti passano. Consiglieri, strateghi, fedelissimi hanno una scadenza. Vengono consumati. Lui no, Jared Kushner sposando Ivanka si è assicurato l’immortalità, almeno fin quando Donald regna sul suo impero di tweet e proclami.

Il ruolo di Jared è consigliere senior, e insieme a Steve Witkoff, “inviato speciale per la pace” dell’assurdo mondo trumpiano. Ma la pace è solo un dettaglio scenico. L’obiettivo vero è spostare equilibri, costruire ordini mondiali lanciando missili come chicchi di riso a un matrimonio.

Chi è questo giovane rampollo di una aristocrazia di palazzinari americani che si è infilato nel cuore della storia contemporanea?

Suo padre, Charles Kushner, grande amico di Netanyahu, apparteneva a quel mondo fatto di relazioni, soldi e cadute. Imprenditore potente, poi condannato, poi di nuovo dentro il giro.
A rimetterlo in piedi ci ha pensato Donald Trump, con una grazia presidenziale. Un colpo di penna che cancella il passato e apre un futuro fino a Parigi, con un incarico addirittura da ambasciatore. Miracoli del santo Donald.

Il piccolo Jared, aveva addirittura ceduto a Benjamin, loro ospite di famiglia, il suo letto. Una scenetta familiare, quasi tenera, se non fosse che anni dopo uno dei due avrebbe guidato Israele verso spirali di violenza e l’altro si sarebbe trovato a trattare il Medio Oriente.

E così il piccolo Jared con la benedizione del suocero Donald, si ritrova a trattare Gaza, l’Iran, e il futuro della regione come fosse un Risiko gigante.

Peccato che ogni nozione di pace trovi poco spazio nella sua strategia. L’obbiettivo è spostare spostare gli equilibri di potere con una forte pressione militare americana e israeliana. Bisogna costruire un nuovo ordine nel quale Benjamin Netanyahu e Israele siano centrali nel Medio Oriente, l’Arabia Saudita e altri Paesi del Golfo partner stabili, e l’Iran isolato o indebolito.

Così è iniziato il primo attacco all’Iran senza alcuna giustificazione. Così sono saltati i negoziati di pace del 26 febbraio e dopo meno di quarantotto ore sono arrivati i missili su Teheran colpendo la leadership iraniana.

Dopo l’assurdo e violento ultimatum di Trump, si è arrivati a un accordo di cessate il fuoco per due settimane. Uno dei dieci punti dell’accordo riguardava la fine delle violenze in Libano da parte degli Israeliani. Ma Israele non ci sta, lancia l’operazione ‘oscurità eterna’ contro Hezbollah. il Libano è devastato, centinaia di morti e feriti nell’ondata di raid a Beirut e in altre parti del Paese.

L’Iran si arrabbia “Si fermino o salta tutto”. Trump con il suo ormai linguaggio da fumetto minimizza: “Solo scaramucce, è tutto ok. Il Libano non era incluso nell’accordo”.

Intanto la portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, in un briefing con la stampa ha annunciato che Jared Kushner e Steve Witkoff, guidati dal vice presidente Jd Vance, saranno a Islamabad da sabato per colloqui con l’Iran.

E’ un team aggressivo, per nulla diplomatico, dove si intrecciano dinamiche personali e politiche, mentre la regione naviga in acque sempre più instabili. Tutto ciò non preannuncia nulla di buono. Le decisioni di pochi al vertice possono avere effetti immediati e devastanti su milioni di persone.