Politica

Il Governo non risolve le distorsioni del sistema fiscale

di Alessia Potecchi

 Il Governo ha annunciato che l’IRPEF, l’imposta principale che abbiamo, avrà un nuovo testo unico che dovrebbe mettere ordine in un sistema di tassazione che nel corso degli anni ha peggiorato la sua frammentazione e la sua disomogeneità divenendo fortemente iniquo e vessatorio anche perché gli interventi che ci sono stati sono stati a puzzle e non esaustivi e risolutivi. Ecco perché oggi permane un quadro disaggregato senza logica e ordine. Un’operazione quindi molto necessaria che però andrebbe fatta con competenza e volontà di modificare il quadro vigente non di prendere solo atto della situazione fiscale che abbiamo da decenni altrimenti si tratta solo di confermare quanto già è in essere e di conseguenza un’operazione inutile ma anche peggiorativa. Questo ha infatti fatto il Governo, si è limitato a prendere atto e a inserire nel testo l’ordinamento vigente assumendolo così come è senza incidere sulle distorsioni e sulle problematiche in esso contenute. l’Italia non ha un unico sistema fiscale bensì, per quanto riguarda l’imposizione sul reddito delle persone fisiche, due sistemi diversi e aggiungo opposti tra loro. Al sistema di tassazione con aliquote progressive proporzionate al reddito come recita la Costituzione, si contrappone un sistema basato su una tassazione Flat per le rendite immobiliari, per quelle finanziarie e per gli autonomi con la Partita IVA fino a 85.000 euro e si parla di alzarla a 100.000. Il fatto che ci sono sistemi diversificati, che si sono creati nel tempo venendo meno al dettato costituzionale, crea una marcata iniquità. Faccio un esempio, un lavoratore autonomo con Partita IVA e un reddito di 85.0000 euro lordi paga una tassazione di 12.750 euro, mentre un lavoratore dipendente e  un pensionato con lo stesso reddito paga 42.500 euro di tasse. Nel testo unico questo viene assunto, cioè le diversificazioni che si sono accentuate nel corso del tempo fuori dal perimetro regolare vengono assunte e confermate tali e quali e dunque legittimate e normalizzate, non costituiscono più regimi particolari ma vengono normalizzati. Essi infatti erano nati come situazioni fiscali di passaggio ma poi si cono avvitate nel sistema con tutte le conseguenze di iniquità e vessazioni che hanno prodotto e hanno continuato a accentuare la frammentazione del sistema anche perché hanno regole molto diverse rispetto all’IRPEF. Inserendole ora nel Testo unico significa creare ancora maggiore miscuglio e confusione e fare passi indietro rispetto al valore della progressività e al fatto che a parità di reddito le tasse devono essere le stesse che dovrebbe essere il criterio principale che regola l’intero sistema. Ancora una volta il Governo dimostra di non volere mettere mano alla riforma fiscale a 360 gradi per eliminare le ingiustizie e riequilibrare i carichi fiscali e creare omogeneità tra i contribuenti perché di questo si tratta ma conferma il nostro impianto fiscale con tutte le vessazioni e le frammentazioni in esso presenti.