“La democrazia non muore all’improvviso. Muore mentre guardiamo altrove.”
l 2026 si apre con una consapevolezza: i poteri forti sono i nostri padroni, e noi siamo diventati comparse tragiche in un mondo in fiamme.
In questo gioco globale sempre più feroce, dominato da nuove e vecchie dittature, proviamo a protestare per difendere almeno una parvenza di democrazia. Ma veniamo sistematicamente schiacciati da un potere che, ormai impunito, costruisce gabbie, rapisce, reprime e uccide.
Una generazione di potenti, travolta dall’ingordigia, ha perso ogni contatto con l’umanità. Il potere li ha resi ciechi, corrotti, incapaci di empatia. Sono pronti a tutto: abusi sessuali, ricatti, corruzione, illeciti fiscali, fino ai crimini più efferati. Ai vertici del comando, i fragili equilibri democratici vengono smantellati uno dopo l’altro, e la gabbia attorno a noi si restringe, fino a toglierci il respiro.
Anche chi per anni ha tenuto gli occhi chiusi comincia a percepire il pericolo che striscia dentro casa propria.
Eppure, molti continuano a servire questi poteri: alcuni per paura di vedere, altri per vigliaccheria, altri ancora per avidità, per assenza di empatia, per rabbiosa follia. Ci sono anche coloro che fin dall’infanzia vengono educati attraverso una narrativa distorta, costruita per giustificare l’ingiustificabile.
Qualunque sia la ragione, esiste sempre un esercito di persone di cui i potenti si nutrono.
Ma noi, stanchi pantofolai, seduti sulle poltrone guardiamo.
Abbiamo confuso la sensazione di sicurezza per libertà.
Abbiamo dato per scontati i nostri diritti, e ora facciamo persino fatica a concepire che qualcuno stia cercando di strapparceli via.
L’unico modo per tentare di fermare questa folle corsa verso regimi sempre più autoritari è guardare in faccia ciò che accade,
resistere, parlare, agire, scendere in piazza.
Non voltarsi dall’altra parte.
“La democrazia non muore all’improvviso. Muore mentre guardiamo altrove.”
Perché poi la gabbia si chiude del tutto.
