di Pippo Gallelli
“New York resterà una città di immigrati, costruita dagli immigrati, alimentata dagli immigrati e da stasera, guidata da un immigrato.” Con queste parole Zohran Mamdani ha inaugurato la sua nuova era alla guida della metropoli americana. A 34 anni, primo sindaco musulmano e di origini sud-asiatiche della città, Mamdani rappresenta una rottura netta con il passato e un simbolo vivente dell’identità plurale di New York.
La sua elezione segna una svolta storica anche per un altro motivo: oltre due milioni di cittadini hanno votato, la più alta affluenza municipale degli ultimi cinquant’anni. Un dato in controtendenza rispetto al resto degli Stati Uniti, dove la partecipazione politica è in calo. A New York, invece, la campagna di Mamdani — costruita porta a porta, nei quartieri popolari e tra i giovani — ha riacceso la fiducia nella politica come strumento di riscatto collettivo.
Poco dopo la proclamazione, il nuovo sindaco ha rivolto un passaggio del suo discorso direttamente a Donald Trump, oggi tornato alla Casa Bianca, in un intervento che molti già definiscono storico:
“In questa nuova era, rifiuteremo chi sguazza in odio e divisione. Che tu sia un immigrato, una persona trans, una madre lavoratrice o una donna nera licenziata da Trump: la tua lotta è la nostra lotta. Saremo una città dove più di un milione di musulmani sapranno di appartenere non solo alle strade, ma ai luoghi del potere. Dove non si vince più alimentando islamofobia. Dove si difende la comunità ebraica senza esitazione nella lotta contro l’antisemitismo”
Poi il colpo finale, destinato a entrare nella memoria politica americana:
“Donald Trump, so che stai guardando. Ho quattro parole per te: Turn the volume up! […] Se vuoi arrivare a uno di noi, dovrai passare su tutti noi.”
Un discorso potente, vibrante, che ha dato al magnate repubblicano una lezione di dignità, politica e umanità. Mamdani ha promesso una città “che non si piegherà all’odio né al denaro”, annunciando un programma ambizioso per ridurre le disuguaglianze: congelamento degli affitti, autobus gratuiti entro il 2027, creazione di supermercati comunali, pasti gratuiti estesi ai college pubblici e tasse più alte per i super-ricchi.
Per finanziare queste misure, il nuovo sindaco propone di rafforzare la fiscalità progressiva e di colpire evasione e speculazione. L’obiettivo è costruire una “giustizia urbana redistributiva”, capace di rendere la città più equa e vivibile. Un progetto che entusiasma i movimenti progressisti ma preoccupa il mondo degli affari, già pronto a difendere i propri privilegi.
Lo stile e la visione di Mamdani rappresentano l’antitesi di Trump: dove il presidente predica muri e divisione, il sindaco di New York costruisce ponti e comunità. “Non ci limiteremo a fermare Trump – ha detto –: impediremo la nascita del prossimo Trump.” Una frase che riassume la filosofia del suo mandato: la politica come inclusione, solidarietà e riscatto sociale, non come spettacolo o scontro di poteri.
“Si dice che si faccia campagna in poesia e si governi in prosa. E sia. Ma che la nostra prosa abbia ritmo”, ha concluso Mamdani, tra gli applausi della folla. “New York, questo potere è vostro. Questa città appartiene a voi.”
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