Economia

Verso la manovra economica 2026

di Rocco Pio Carriero


Con l’arrivo dell’Autunno, il dibattito politico italiano torna ad occuparsi di uno dei temi più caldi di questo periodo: la legge di Bilancio per il 2026. Tra gli interventi più attesi certamente vi è la riforma fiscale e, in particolare, il taglio dell’imposta sul reddito. Voci di palazzo che si rincorrono parlano della riduzione della seconda aliquota IRPEF e un’estensione dei ricadenti nella medesima fascia, la quale conterrebbe anche coloro che hanno un reddito compreso fra 50.000 e 60.000 euro. La ratio sottesa a questo intervento appare intuitiva: alleggerire la pressione fiscale sul ceto medio; contemporaneamente stimolare i consumi e favorire la crescita andando a focalizzarsi su una classe di beneficiari alquanto vessata dalla tassazione. La prudenza del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in ultimo ribadita in occasione del Forum di Cernobbio appare la via maestra da seguire in un contesto macroeconomico alquanto incerto. Il primo vero scoglio infatti è rappresentato dal reperimento delle risorse per finanziare la misura sopra menzionata, il cui costo è stimato intorno ai 4 miliardi di euro. Sicuramente non si può tacere del fatto che questa misura è da sempre un cavallo di battaglia di Forza Italia che deve trovare però un punto d’incontro anche con le aspirazioni della Lega. Quest’ultima appare fortemente motivata a riproporre agli alleati di governo la cosiddetta “pace fiscale” ovvero la rottamazione delle cartelle esattoriali in una forma più standardizzata, permettendo di dilazionare le rate da pagare e calmierare la misura delle sanzioni e degli interessi. Intanto le notizie che provengono dal Fondo Monetario Internazionale per bocca di Lone Christiansen, il capo missione per l’Italia del FMI, rassicurano circa lo stato di salute della nostra economia. Quest’ultimo infatti ha dichiarato che:” L’economia italiana è rimasta relativamente resiliente nonostante l’incertezza economica globale e le sue finanze pubbliche si sono rivelate migliori del previsto l’anno scorso, registrando un surplus primario dello 0,4 per cento del PIL. Tuttavia, le tensioni commerciali hanno aumentato i rischi, non da ultimo perché l’Italia è una grande economia esportatrice.”* Lo stesso ha poi proseguito indicando le sfide che attendono l’Italia nei prossimi anni ovvero l’invecchiamento della popolazione e il calo della produttività, mandando qualche suggerimento al governo di Roma: “ Abbiamo suggerito diverse misure per sostenere la crescita, tra cui aumentare la partecipazione delle donne alla forza lavoro (ad esempio, aumentando la disponibilità di assistenza all’infanzia e rimuovendo i disincentivi fiscali per i coniugi dipendenti). Suggeriamo anche politiche per aumentare il capitale umano, ad esempio attraverso l’istruzione e la formazione sul posto di lavoro”. Il Fondo Monetario ha chiesto al nostro Paese un consolidamento finanziario che inevitabilmente passa attraverso l’abolizione della Flat tax, considerata dalla stessa Istituzione una fonte di diseguaglianza tra i contribuenti oltre che una causa di distorsione dell’economia. Si profila denso di novità anche il capitolo previdenziale della manovra la cui spesa è destinata a crescere nei prossimi anni. Tra le opzioni di uscita anticipata l’esecutivo sembra intenzionato a confermare Opzione donna e a non prorogare “Quota 103”, visto anche il forte calo di richieste registrato da quest’ultima negli ultimi anni. Tutte le ipotesi sono al vaglio dei tecnici e solo dopo l’approvazione del DDL di Bilancio in Consiglio dei Ministri conosceremo le reali scelte che il governo avrà deciso di adottare. Ci aspetta un Autunno lungo e ricco di colpi di scena.


*Fonte: International Monetary Fund, 15 Settembre 2025, https://www.imf.org/en/News/
Articles/2025/09/15/cf-italy-needs-higher-productivity-and-more-people-working

Foto di moerschy da Pixabay