Società

Stellantis, il Cassinate attende dicembre: dopo il vertice di Torino lo sguardo è sul piano Maserati

di Giacchino Ferdinandi

Produzione ai minimi e nuovi stop, ma il confronto tra azienda e Regione Lazio riaccende l’attesa. Il territorio chiede impegni industriali concreti.

Nel Cassinate la crisi dello stabilimento Stellantis di Piedimonte San Germano continua a gravare, ormai da mesi, sull’economia locale: le sospensioni produttive che si susseguono, la contrazione dei volumi e le incognite sui programmi industriali alimentano l’apprensione di lavoratori, sindacati e amministratori, in un’area che nell’automotive ha da decenni uno dei suoi pilastri. Il quadro tracciato dalla Fim-Cisl è eloquente: nei primi nove mesi del 2026 lo stabilimento ha prodotto appena 8.897 vetture, contro le 14.135 dello stesso periodo del 2025: una flessione, dunque, del 37,1%. Le giornate effettivamente lavorate sono state soltanto 56, a fronte di 118 giornate di fermo collettivo con contratti di solidarietà; un andamento in controtendenza, rispetto alla ripresa complessiva della produzione Stellantis in Italia, cresciuta del 28,3% rispetto a un 2025 già particolarmente difficile. Neppure ottobre ha segnato un’inversione di rotta: è stato, infatti, comunicato un ulteriore fermo, dal 19 al 23 ottobre, che interessa i principali reparti produttivi. A destare timore non è solo la sorte dei dipendenti diretti. Sullo sfondo c’è l’indotto, strettamente legato alle attività dello stabilimento: la frenata del comparto rischia di riverberarsi su fornitori, imprese di servizi e su una fitta rete di attività economiche che gravitano attorno alla fabbrica, amplificando notevolmente gli effetti del rallentamento. In questo scenario si inserisce l’incontro di ieri, 20 ottobre, a Torino, tra i vertici di Stellantis e la Regione Lazio. Il presidente Francesco Rocca e la vicepresidente Roberta Angelilli hanno raccolto rassicurazioni sull’attenzione dell’azienda per il sito cassinate; la partita si giocherà però sul nuovo piano Maserati, la cui presentazione è attesa nella prima metà di dicembre. Il confronto istituzionale segna sicuramente un passaggio significativo, ma non scioglie ancora i nodi su cui si misurerà la credibilità di un rilancio: nuovi modelli, investimenti, volumi produttivi e garanzie occupazionali. Per Cassino e per l’intero Lazio meridionale, il futuro dello stabilimento resta, come ormai sappiamo, una questione cruciale. Dopo mesi di fermate e incertezze, la nuova sfida da vincere è, allora, tradurre finalmente le rassicurazioni in impegni industriali tangibili, capaci di restituire prospettive concrete ai lavoratori e all’intero territorio.