di Roberta Cricelli
Le storie nate tra gli alberi reclamano sempre la pagina.
Il bosco continua a muoversi, a farsi sfogliare, a cercare aria fuori dai propri confini naturali. È quello che accade in SENSE – Catalogo MABOS 2023-2025, il volume edito da Libritalia Edizioni che raccoglie gli ultimi tre anni di attività e ricerca del Museo d’Arte del Bosco della Sila, un unicum per il panorama catanzarese e dell’intera Regione.
Caratterizzato dalle copertine inconfondibili , dell’artista Giuseppe Talarico — nell’ambito del progetto The Calabreser — e dal curioso format residenziale, Stanze di Vita Immaginaria, che intreccia il talento di artisti straordinari con la curatela di poeti e voci di spicco del panorama letterario italiano, il volume si mette in cammino.
Il libro raccoglie opere di artisti del calibro di Paolo Grassino, Mario Cresci e Massimo Mastrorillo, ed è impreziosito da importanti contributi critici e letterari, tra cui quelli di Davide Brullo, Andrea Cortellessa e Alberto Dambruoso, oltre agli scatti fotografici firmati da Isabella Marino, Valentina Procopio e Domenico Panzera. Dopo il debutto ufficiale alla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III nell’ambito del Campania Libri Festival, il catalogo si prepara ora alla prossima tappa calabrese: il 23 ottobre, il volume arriverà a Vibo Valentia nel quadro della IX edizione del Festival del Sud – Valentia in Festa.
Un progetto che prende forma, si sposta e si racconta attraverso chi lo ha pensato e costruito.
Nel concepire un volume editoriale che raccoglie anni di attività, si fa strada l’esigenza profonda di ripensare il libro d’arte come un ponte capace di accorciare le distanze, abbattere i confini e parlare anche a chi i musei non li frequenta per abitudine.
«La nuova frontiera dell’editoria d’arte ci suggerisce che pure un catalogo può avere una funzione profondamente democratica quando riesce a superare l’idea dell’oggetto — anche prezioso e accattivante — destinato esclusivamente agli addetti ai lavori. Nel caso del MABOS, abbiamo cercato di costruire un volume capace di raccontare il museo e il suo percorso attraverso un linguaggio che definirei accessibile in termini di universalità, senza rinunciare alla complessità dei contenuti. Dunque le immagini, la veste grafica, i testi e la struttura, più narrativa che esclusivamente scientifica, diventano strumenti di mediazione e quindi, di promozione e valorizzazione più potenti.» —-spiega la direttricedel MABOS,Elisabetta Longo.
Si realizza così un’efficacissima contaminazione: quella tra la parola scritta dei poeti e la materia viva delle arti visive, cucita addosso ai luoghi attraverso residenze che sanno di memoria e di futuro.
«Le residenze curate da poeti e letterati, pensate per omaggiare Franco Costabile nel centenario della nascita ma anche in funzione della portata più rivoluzionaria che avrebbero potuto manifestare proprio nel volume editoriale, hanno introdotto nel percorso del MABOS una dimensione nuova. Il paesaggio, sempre al centro di questo scambio di visioni giocato sullo stesso piano di percezione e restituzione, si è confermato luogo capace di generare pensiero, memoria, racconto e immaginazione. Nel catalogo abbiamo cercato di mantenere questa pluralità di sguardi e di restituirla anche visivamente, talvolta spingendoci appunto verso la poesia visiva. I testi non sono semplicemente apparati esplicativi delle opere ma contribuiscono alla costruzione di una narrazione nuova e autonoma: la parola accompagna l’immagine, talvolta la interpreta in maniera calzante, altre volte apre a ulteriori possibilità di lettura.» — sottolinea la coautrice Longo.
Trasformare l’editoria in un vero laboratorio sul campo ha significato rimettere in gioco i ruoli, scommettendo sull’energia e sulla freschezza di chi si affaccia per la prima volta alla professione con gli occhi limpidi della ricerca, grazie alla guida del docente Paolo Giosuè Genoese e degli studenti di Graphic Design dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro.
«Affidare la veste grafica agli studenti ha significato creare un confronto misurato tra ciò che richiede un progetto istituzionale — con le sue esigenze editoriali e comunicative — pregno di libertà creativa nonché denso della freschezza del linguaggio giovanile, arrivando a una modalità di interpretazione del prodotto non necessariamente già codificata. Il coordinamento e il bel lavoro svolto hanno avuto un ruolo essenziale nel trasformare questa esperienza in un vero laboratorio progettuale. Il risultato dimostra quanto sia importante creare occasioni concrete in cui la formazione possa confrontarsi con progetti culturali reali.» — evidenzia Elisabetta Longo.
Fare i conti con un museo a cielo aperto significa misurarsi con la Sila, un territorio che vive come un organismo pulsante fatto di stagioni, fiati e geografie cangianti.
«Restituire e interpretare la Sila è sempre una sfida inevitabilmente parziale, a prescindere dal mezzo con cui si tenta l’operazione, perché un territorio come questo vive di esperienza fisica, suono, temperatura, luce, odore, movimento e stagionalità. È un paesaggio che cambia continuamente, ed è proprio per questo che risulta complesso anche il racconto di come il MABOS agisca su di esso e viceversa. È stato dunque necessario far capire che il prodotto editoriale non può ovviamente sostituire l’esperienza, quanto piuttosto suggerirla e,in modo originale, censirla. Le immagini, i testi e la scelta dei pieni e dei vuoti tangibili — la parte sicuramente più suggestiva del progetto grafico — cercano di costruire una sorta di attraversamento ideale del territorio e del museo.» —aggiunge la direttrice.
Un’operazione che sceglie di varcare i confini naturali del bosco per abitare i festival, i palchi e le piazze letterarie, diventando un manifesto itinerante di relazioni.
«Uscire dal bosco significa sicuramente ampliare il campo d’azione del museo senza perdere il legame con il suo territorio. Presentare il catalogo in contesti festivalieri e letterari, trattandolo come un prodotto editoriale che ha vita autonoma, consente al MABOS di incontrare diversi tipi di pubblico e di entrare in dialogo con comunità culturali che magari non conoscono ancora questa esperienza. È un passaggio importante, perché il dispositivo mobile del libro è capace di portare con sé il racconto del museo e di generare nuove occasioni di incontro. Inoltre, il confronto con il mondo della letteratura, della poesia e della cultura contemporanea rafforza una delle caratteristiche più significative del MABOS: la sua vocazione interdisciplinare.» —precisa Elisabetta Longo.
Per questo motivo, la forma scelta per il catalogo rifugge la rigidità cristallizzata, preferendo farsi corpo vivo di un triennio di ricerca aperto al domani.
«Un progetto come il MABOS non può essere raccontato come qualcosa di definitivamente concluso, perché la sua stessa natura processuale lo definisce un organismo in continua evoluzione. Le opere sono collocate in un ambiente mutevole e sono mutevoli a loro volta, in maniera consequenziale. Per questo il catalogo non vuole essere soltanto una fotografia statica, ma una soglia aperta verso future possibilità. Rendicontare una fase della ricerca la rende leggibile e condivisibile ma allo stesso tempo lascia aperte nuove domande. E fare in modo che queste domande appartengano davvero a tutti esaudisce al meglio la sua missione. Immaginare il catalogo del MABOS come un “organismo aperto” significa riconoscere che il museo non vive soltanto attraverso le opere che ospita ma pure per via delle relazioni che riesce continuamente ad attivare tra artisti, territorio, comunità e persone diverse, qualsiasi sia il mezzo con cui lo fa. L’obiettivo più ambizioso è fare in modo che il catalogo contribuisca a consolidare l’identità del MABOS come progetto culturale riconoscibile, capace di dialogare con il panorama dell’arte contemporanea a livello nazionale ma, allo stesso tempo, profondamente radicato nel proprio territorio. Non vorrei che il volume fosse percepito soltanto come la memoria di ciò che il museo ha realizzato; mi interessa piuttosto che diventi uno strumento per raccontare una metodologia, un modo che noi abbiamo sperimentato di intendere il rapporto tra arte, paesaggio, popolazione e ricerca. In questa prospettiva, il catalogo rappresenta un punto di arrivo ma anche un nuovo punto di partenza.» —chiosa la direttrice del Mabos.
Il catalogo è quindi svincolato dalla polvere manualistica, didattica, memoriale. Le pagine passano di mano in mano e la Sila fa ascoltare la sua voce: uno schizzo alla volta, una parola alla volta, uno scatto alla volta, un’opera alla volta, un albero alla volta.
Si ringrazia l’ufficio stampa Gabriella Cantafio.
