di Michele Petrocelli
In Albania continuano le proteste contro il progetto di un grande resort turistico sostenuto da Jared Kushner, imprenditore americano e genero del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Il piano, che coinvolge anche Ivanka Trump, prevede la trasformazione dell’isola di Sazan e della zona costiera di Zvërnec in un complesso turistico di lusso destinato a una clientela internazionale di fascia alta.
Il progetto ha immediatamente acceso un forte dibattito nel Paese. Da una parte il governo del premier Edi Rama considera l’investimento una grande opportunità economica e turistica per l’Albania, sempre più interessata ad attirare capitali stranieri e turismo esclusivo. Dall’altra, ambientalisti, attivisti e parte dell’opinione pubblica denunciano il rischio di distruggere una delle aree naturali più preziose della costa albanese.
Negli ultimi giorni migliaia di persone sono scese in piazza a Tirana e in altre città con slogan come “L’Albania non è in vendita” e “Proteggete la nostra costa”. I manifestanti accusano il governo di favorire interessi privati internazionali senza sufficienti garanzie ambientali e senza un vero confronto con le comunità locali.
Al centro delle critiche c’è soprattutto l’impatto ambientale dell’opera. L’isola di Sazan, ex base militare nel Mar Adriatico, è nota per la sua biodiversità e per la presenza di ecosistemi ancora poco contaminati. Anche l’area di Zvërnec e la laguna di Narta ospitano numerose specie protette, tra cui fenicotteri, tartarughe marine e uccelli migratori. Secondo diverse associazioni ambientaliste, la costruzione di hotel, ville private, porti turistici e infrastrutture potrebbe compromettere in modo irreversibile questi habitat.
Le polemiche sono aumentate dopo l’avvio delle prime operazioni preparatorie e l’installazione di recinzioni nelle aree interessate dal progetto. Alcuni gruppi civici hanno inoltre chiesto maggiore trasparenza sugli accordi economici e sulle autorizzazioni concesse agli investitori.
Il governo albanese continua però a difendere l’iniziativa. Edi Rama ha dichiarato che il progetto rappresenta una possibilità concreta per modernizzare il turismo nazionale, creare posti di lavoro e aumentare la visibilità internazionale dell’Albania. Secondo l’esecutivo, saranno adottate misure per limitare l’impatto ambientale e garantire uno sviluppo sostenibile dell’area.
Nonostante queste rassicurazioni, il caso è diventato uno dei temi politici più discussi nel Paese e ha attirato anche l’attenzione internazionale. Le proteste mostrano infatti un conflitto sempre più presente in molte aree del Mediterraneo: quello tra grandi investimenti turistici, tutela dell’ambiente e diritti delle comunità locali.
In realtà, oltre le più che giuste e ammirevoli proteste in difesa del territorio, la questione – per nulla velata – è da ricercare negli interessi privatistici del premier Rama che, da quando è al potere, guida uno dei governi più contestati per presunti fenomeni corruttivi. Le rilevazioni delle istituzioni internazionali, come il Corruption Perceptions Index di Transparency International, indicano che proprio l’area illirica contende i primi posti in Europa per livelli di corruzione insieme a Russia e Bielorussia. Vedremo come andrà a finire…
