di Sylvie Freddi
Il business delle tre dipendenze muove decine di miliardi di euro garantendo allo Stato entrate enormi.
Le slot machine nei bar lampeggiano e richiamano uomini e donne che, chini su schermi colorati, infilano una moneta dopo l’altra, giocandosi così stipendi, auto, persino case. Altri acquistano compulsivamente infruttuosi gratta e vinci, dove gratti ma non vinci mai.
Fuori dal bar, a gruppetti o in solitaria, uomini e donne aspirano il fumo delle sigarette con pacchetti ricoperti da immagini scioccanti che ricordano la pericolosità del tabacco. Dentro, c’è chi ordina un caffè corretto, una grappetta alle otto del mattino. E poi arrivano gli aperitivi, brindisi, rituali collettivi. Via giù con l’alcool per dimenticare la fatica della vita.
E lo Stato?
Lo Stato fa campagne contro le dipendenze, in un surreale loop di falso moralismo perché lo Stato ci guadagna con tasse, concessioni e monopoli regolati.
Le dipendenze vengono condannate sul piano sanitario e morale, ma tollerate e addirittura alimentate sul piano economico.
In più sono proprio le situazioni di fragilità sociale ed economica a essere ad alto rischio. Chi vive in contesti di precarietà, solitudine o disagio è spesso più esposto alla ludopatia, all’alcolismo e al tabagismo. Eppure il sistema continua a prosperare proprio su queste debolezze.
Le slot machine e tutto il gioco d’azzardo legale in Italia sono controllati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, che regola il settore e ne guadagna una parte consistente dei profitti. Le macchine da gioco d’azzardo sono tassate con il PREU, poi ci sono le concessioni che le aziende devono pagare per avere le licenze e continuare a operare. A questo si aggiungono IVA, tasse sulle società e, in certi casi, anche imposte sulle vincite.
Lo stesso accade con il tabacco, quando compri un pacchetto di sigarette gran parte del prezzo finale va in tasse e solo una quota minore va al produttore e al rivenditore.
Stessa cosa per vino, birra e superalcolici, sui quali lo stato incassa con accise, IVA e tasse sulle imprese del settore.
Lo stato fa campagne di prevenzioni da una parte, dall’altra incassa soldi sulle dipendenze. Lo Stato finanzia se stesso facendo leva sulle fragilità dei suoi stessi cittadini. Quindi più persone diventano dipendenti del gioco d’azzardo, delle sigarette, dell’alcool, più lo Stato guadagna.
