di Sylvie Freddi
Il ministro della giustizia Nordio, 22 aprile 2026: “Il concetto di tenuità o di modestia è inserito nel nostro ordinamento giuridico: si parla di tenuità del fatto addirittura per escludere la punibilità di un reato, si parla di modesta quantità nella detenzione di sostanze stupefacenti, nelle circostanze attenuanti ci sono le particolari esigenze di lievità e tenuità del fatto quindi non è un sacrilegio usare questo aggettivo. È nel codice penale: se si parla di tenuità o di modesta quantità persino della droga non sarà una bestemmia parlare di modestia anche di cosiddette mazzette o del pretium sceleris della corruzione.”
Il codice penale non è bianco e nero, nel diritto esistono le sfumature, esistono le attenuanti. Ma queste parole pronunciate da un ministro della giustizia pesano, diventano un indirizzo politico, un messaggio culturale, un segnale per la pubblica amministrazione.
Perché il ministro Nordio non parla di un reato qualsiasi ma di corruzione. Le mazzette anche se modeste sono un abuso di potere che erode il patto tra cittadini e istituzioni. Usare il proprio potere pubblico per un vantaggio privato anche quando la cifra è minima, incrina l’idea che le regole valgano per tutti indebolendo la linea di demarcazione tra lecito e illecito.
Per il reato di corruzione anche quando l’importo è piccolo, il danno non è mai “modesto”. Non riguarda solo la somma scambiata, ma ha un fortissimo valore simbolico perché si viola il principio di imparzialità dell’amministrazione, la fiducia dei cittadini, l’idea stessa che le regole valgano per tutti. Introdurre, anche solo sul piano retorico, l’idea di una tangente trascurabile rischia di normalizzare il reato stesso, di renderlo più tollerabile.
In un paese come il nostro dove a fatica ogni giorno si combattono ampi fenomeni di corruzione, le norme dovrebbero essere sempre chiare, applicate con coerenza, e il linguaggio pubblico non dovrebbe lasciare spazio a equivoci.
Le attenuanti per aver preso una “modica quantità” di mazzette non possono esserci, perché la legalità, la fiducia nell’integrità delle istituzioni è lo scheletro che sostiene la nostra democrazia.
