di Alessia Potecchi
Ottantuno fa, il 25 aprile 1945, l’Italia ritrovava se stessa. L’insurrezione generale proclamata dal Comitato di Liberazione Nazionale segnava la fine dell’occupazione nazista e la caduta definitiva del regime fascista. Non fu solo la fine di una guerra, ma l’inizio di una nuova era, dalle macerie di un paese devastato, partigiane, partigiani e cittadini decisero che era ora di costruire una “Repubblica democratica, fondata sul lavoro”. Il 25 aprile 1945 segna definitivamente il riscatto profondo e morale della popolazione del nostro paese dopo il ventennio di dittatura che aveva trascinato nel baratro la nostra nazione tra morte, distruzione, dittatura e privazione della libertà. Da quel drammatico periodo prende le mosse una classe dirigente che, sia pure con diverse ideologie, ha saputo rimettere in piedi il Paese, la sua economia, la base del vivere democratico e civile. A mantenere viva la lotta per la libertà prima della Seconda guerra mondiale ci avevano pensato politici e sindacalisti del valore di Turati, dei fratelli Rosselli, di Pertini, di Amendola, di Gramsci, di Foa, di Giacomo Matteotti, di Nenni, di Buozzi, di Di Vittorio. Dal ’43 in poi come non ricordare l’apporto dei lavoratori e di tanti civili alla lotta contro il nazifascismo, con gli scioperi nelle fabbriche ma anche con la difesa di esse che volevano dire pane e lavoro per tante famiglie specie al nord. Ottantuno anni dopo, è fondamentale ricordare che la nostra Costituzione, che oggi compie 80 anni e che abbiamo difeso ancora una volta in occasione dell’ultima consultazione referendaria con una partecipazione straordinaria al voto e molto significativa su quello che essa rappresenta per il paese, non è un semplice documento burocratico, ma la figlia diretta della Resistenza. Come amava dire Piero Calamandrei, se si vuole cercare il luogo dove è nata la Costituzione, bisogna andare nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei luoghi in cui dissero “no” alla barbarie. I padri costituenti furono tanto lungimiranti da cedere il passo alle necessità di un Paese che non poteva sopravvivere sulle parole ma che aveva bisogno di fatti e iniziative concrete per ripartire e che doveva porre le basi e gli argini affinché i poteri dello Stato fossero in equilibrio tra loro e nessuno potesse prevaricare l’altro perché esperienze come quella del fascismo non potessero più ripetersi, questo è il senso profondo della nostra Carta che nasce da quella esperienza drammatica. Celebrare il 25 aprile significa riconoscere che la libertà conquistata non è mai scontata. È un impegno anche oggi, una vigilanza attiva contro le nuove diseguaglianze e contro la guerra perché non dobbiamo abituarci ai conflitti, alla violenza, alle ingiustizie, dobbiamo insistere e persistere per una pace giusta e duratura, perché abbia a prevalere il dialogo, perché si voglia a tutti i costi pensarsi insieme e superare le controversie. In questo 25 aprile festeggiamo il compleanno importante della nostra Costituzione e del voto alle donne, la sfida di oggi, a più di otto decenni di distanza, è quella di coinvolgere sempre di più la ragazze e i ragazzi, trasmettere e insegnare loro che la Resistenza non è un fatto del passato, ma un metodo di cittadinanza attiva, di impegno costante, è la scelta quotidiana di stare dalla parte della giustizia, della democrazia e della pace.
