Società

Milano-Cortina e la tregua olimpica: quando i valori restano solo parole

di Pippo Gallelli

Le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina vengono presentate come una grande occasione di incontro, di dialogo tra i popoli, di celebrazione dei valori universali dello sport. In questo contesto torna a essere evocato un principio antico e solenne: la tregua olimpica. Un richiamo condiviso anche dalle parole di Papa Leone XIV e del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che hanno invitato la comunità internazionale a fermare le armi nel nome della pace e della dignità umana.

Un appello giusto. Ma drammaticamente disatteso.

Mentre le competizioni si svolgono sotto il segno della bandiera olimpica, a Gaza si continua a morire ogni giorno, l’Ucraina resta intrappolata in una guerra che non conosce pause, e in molte altre parti del mondo si combatte e si muore nel silenzio quasi totale. Dallo Yemen devastato da anni di conflitto, al Sudan lacerato da una guerra civile feroce, dalla Repubblica Democratica del Congo insanguinata da violenze endemiche, fino al Sahel, alla Siria dimenticata, al Caucaso instabile. Guerre lontane dalle prime pagine, ma non meno crudeli.

La tregua olimpica, nata per sospendere le ostilità e affermare la sacralità della vita, oggi appare ridotta a un gesto simbolico privo di conseguenze reali.

Nell’antichità greca, le armi tacevano davvero per permettere agli atleti di viaggiare e gareggiare in sicurezza. Oggi, invece, accade l’esatto contrario: lo sport va avanti mentre la guerra continua, come se le due cose potessero coesistere senza contraddizione. È qui che emerge tutta l’ipocrisia del nostro tempo.

Le parole delle massime autorità morali e istituzionali non mancano. Mancano i fatti. Mancano decisioni politiche capaci di tradurre quei richiami in azioni concrete. La pace viene invocata, ma non imposta; celebrata, ma non difesa. E così la tregua olimpica diventa una formula rituale, utile più a tranquillizzare le coscienze che a salvare vite umane.

Gaza non è un’astrazione geopolitica: è una tragedia umanitaria in corso.
L’Ucraina non è un capitolo di diplomazia internazionale: è un popolo che continua a pagare il prezzo della guerra.
E lo stesso vale per tutte quelle guerre “minori” solo perché non interessano gli equilibri del potere globale.

Il mondo che celebra Milano-Cortina come festa dei valori universali è lo stesso mondo che accetta, normalizza e giustifica la violenza armata quando conviene. Un mondo sempre più povero di etica e di umanità, dove i principi vengono esibiti ma non praticati, dove la vita umana vale meno degli interessi strategici e delle alleanze.

Se la tregua olimpica non ferma le armi, allora non è una tregua.
Se la pace non protegge i civili, allora è solo retorica.

E forse il vero scandalo non è che le guerre continuino durante le Olimpiadi, ma che abbiamo imparato a voltare lo sguardo altrove mentre accade.

Fonte foto: www.worldhistory.org