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L’Italia che cerca lavoro e non trova lavoratori

di Luca Branda

C’è un paradosso che attraversa il mercato del lavoro italiano e che i dati più recenti confermano con forza: le imprese assumono, i posti ci sono, ma mancano i lavoratori con le competenze giuste.

Come evidenziato dal centro studi CGIA, l’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre, nel 2024, su 5,5 milioni di nuovi ingressi previsti, quasi 840 mila hanno riguardato operai specializzati. Un numero importante, che testimonia quanto il sistema produttivo italiano continui a vivere di manifattura, edilizia e artigianato. Eppure, nel 63,8% dei casi gli imprenditori hanno denunciato gravi difficoltà nel reperire personale. Quando poi la ricerca va a buon fine, servono mediamente cinque mesi per trovare il candidato giusto.

In 4 casi su 10 i colloqui saltano perché nessuno si presenta, segno di un disallineamento culturale e sociale profondo. Da un lato, le aziende cercano figure tecniche, spesso con competenze manuali e resistenza a orari pesanti. Dall’altro, i giovani appaiono sempre più orientati verso occupazioni che garantiscano flessibilità, autonomia e tempo libero.

Il problema è anche territoriale: il Nordest vive la crisi più acuta (Pordenone guida con il 56,8% di difficoltà), mentre al Sud le percentuali sono più basse, ma la disoccupazione resta alta. Un paradosso che mostra come il Paese continui a essere diviso e in ritardo nel mettere in sintonia domanda e offerta.

La domanda allora è politica, non solo economica: come colmare questo vuoto? Come restituire dignità alle professioni manuali e tecniche, troppo spesso percepite come di “serie B”?

Senza un nuovo patto tra scuola, impresa e giovani, continueremo ad avere imprese che assumono senza trovare lavoratori e giovani che cercano lavoro senza trovare la loro strada.

Foto di Raad da Pixabay