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Una Coppa piena di sogni

Il calcio, già da molti anni, rappresenta un efficace mezzo di promozione dello spirito europeo e di diffusione della cultura. In occasione delle partite le delegazioni delle squadre si spostano e si confrontano dentro e fuori dal campo rispettando regole e culture. Lo stesso lo fanno i tifosi viaggiando tra le città e visitando luoghi storici, conoscendo meglio le tradizioni e le abitudini degli altri paesi

L’Italia è Campione d’Europa. Abbiamo avuto la fortuna di incontrare uno dei nostri campioni che ha contribuito in maniera definitiva alla vittoria di questa prestigiosa Coppa. Lui è Claudio Donatelli ed è preparatore atletico della nostra Nazionale che corre in campo insieme ai nostri giocatori e con dettagliati esercizi di stretching lavora sulla resistenza del corpo e sulla forza muscolare dei calciatori, prevenendo o curando eventuali infortuni. Prima di arrivare in Nazionale, Claudio è stato in moltissime squadre, sia italiane che europee e la stampa lo ha sempre definito un talento, oppure il fitness coach più zen al mondo e anche un genio della lampada pronto a fare magie. E in effetti, in quella estate che tutti noi ricorderemo per sempre, si è avverato un sogno, il più bello per noi Italiani.

L’attuale detentrice della Coppa Europa è l’Italia, Come ti sei sentito a tirare su verso il cielo con i tuoi compagni la Coppa Henri Delaunay?

Non smetterò mai di ringraziare la FIGC, Roberto Mancini e tutti i calciatori per l’immensa opportunità che mi hanno dato di partecipare ad un evento storico per tutto il nostro movimento sportivo. La grande soddisfazione professionale è stata letteralmente sommersa dalla gioia di tutto il nostro popolo italiano. I pensieri, al momento della vittoria, erano tantissimi ed ho pianto, tantissimo, correndo in campo, sentivo la felicità della mia famiglia, soprattutto dopo i tanti sacrifici che hanno fatto per molti anni.

Qual è stato l’ingrediente magico che vi ha portato ad essere campioni d’Europa?

Sappiamo tutti quanto sia molto difficile vincere e poi in uno sport così complesso e competitivo come il Calcio, lo è ancora di più. Quindi un ingrediente su tutti non esiste. Sicuramente bisogna essere bravi
tecnicamente, impegnarsi moltissimo nel fare tutte le cose in maniera corretta. L’aspetto che però mi piace rimarcare è soprattutto quello che riguarda la sfera umana e relazionale. In 50 giorni vissuti insieme all’interno di una bolla, viaggiando ogni 3 giorni su tutto il Continente e giocando in tutto 7 partite ad elevatissima tensione, i ragazzi non hanno mai mancato di rispetto al gruppo o alle persone dello staff. Insomma la famiglia azzurra si è stretta solidamente attorno al grande obiettivo, cioè vincere un trofeo che mancava dal ’68 e far gioire bambini e appassionati di tutte le età.

In questa edizione avete giocato per la prima volta in modalità itinerante. Come ti sei trovato? La prossima edizione ripeterà la stessa modalità o tornerà allo schema iniziale?

In occasione del 60° anniversario della manifestazione, la UEFA, ente organizzatore, ha creato questa formula molto particolare e personalmente ti dico molto affasciante. Ci ha dato la possibilità di viaggiare molto nel cuore della nostra Europa. La cosa ci ha permesso di vedere i colori dei paesaggi cambiare, così come anche il clima e poi le lingue e le persone che ci avvicinavano per gridarci qualcosa. Più
volte sono uscito con il Mister Mancini per fare del footing, giravamo per i vicoli delle città, ci buttavamo nei parchi o seguivamo i corsi dei fiumi. Lungo questi percorsi sentivamo l’affetto di tanti ragazzi europei, nati da famiglie di origine italiana ma cresciuti all’estero. Sentivo la loro voce vibrare dall’emozione mentre ci gridavano: “Italia! Italia!


Le prime edizioni della Coppa hanno visto un numero ristretto di squadre partecipanti, da 4 siamo arrivate a 24. Oltre a dirci molto sulla questione politica europea a te suscita una riflessione calcistica questo fatto?

Sì è vero la parte finale del torneo comprende 24 rappresentative di altrettante nazioni, ma nella fase iniziale, nelle qualificazioni, il numero dei partecipanti sale di molto. Tra le nazionali ammesse a tutto il torneo ci sono sia quelle che fanno parte dell’Unione Europea, sia le squadre dei paesi che sono candidate ad entrarvi, come ad esempio la Serbia, la Turchia, l’Ucraina. Senza dimenticare l’Inghilterra che è un’ex membro dell’UE. Insomma il calcio, già da molti anni rappresenta un efficace mezzo di promozione dello spirito europeo e di diffusione della cultura. In occasione delle partite le delegazioni delle squadre si spostano e si confrontano dentro e fuori dal campo rispettando regole e culture. Lo stesso lo fanno i tifosi viaggiando tra le città e visitando luoghi storici, conoscendo meglio le tradizioni e le abitudini degli altri paesi. L’Europa è un luogo bellissimo, arricchito da tante culture diverse, da tanta arte, da grandi valori e meriterebbe pace tra le persone che la vivono e la rendono così speciale.

L’Italia con Euro 2020 si è aggiudicata la seconda vittoria in Coppa Europa. Ci sono dei primati che tu sappia da parte di alcune Nazioni rispetto ad altre nelle qualificazioni?

Una nota che merita sicuramente una piccola menzione è il nome del calciatore capo cannoniere del torneo: Cristiano Ronaldo del Portogallo. Lui è il giocatore europeo più conosciuto in tutto il mondo e anche il più amato dai bambini. E’ stato molto importante che un grande campione come lui abbia giocato il suo ultimo Europeo della sua strepitosa carriera ed onorato la manifestazione segnando 5 gol.

Tra tutte le partite a cui hai assistito in tutte le edizioni ce ne è una che ti è piaciuta particolarmente e perché?

Le partite le ho viste tutte ma, onestamente, le più belle sono state quelle giocate dall’Italia. Devo ammettere che abbiamo espresso una qualità di gioco altissima in ogni occasione, mostrando una mentalità moderna, brillante, con azioni avvolgenti e divertenti. Oltre che al gradimento dei tifosi, abbiamo anche ricevuto molti complimenti dagli addetti ai lavori, dai giornalisti internazionali e
da tecnici autorevoli.

All’interno dell’Europa ci sono anche altre competizioni organizzate dalla UEFA. Qual è la tua preferita?
Sì ci sono tutte le competizioni per i Club professionistici classificatesi nelle migliori posizioni all’interno delle massime divisioni di ogni nazione, come ad esempio la Champions League, l’Europa League, maschili e femminili. I tornei europei che amo di più sono quelli aperti alle nazionali giovanili U17 e U19 per i ragazzi e le ragazze. Ho più volte partecipato con l’Italia a queste competizioni e sono veramente qualcosa di molto emozionante e formativo, per giovani e per adulti. In queste occasioni è possibile conoscere meglio le nostre nuove generazioni e quindi capire quello che sarà il futuro della nostra Comunità Europea. Ti garantisco che se ascoltassimo di più i loro bisogni e i loro desideri avremo una società migliore.