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Marina militare israeliana assalta la Flottila vicino Creta

di Sylvie Freddi

Navi della marina militare israeliana, hanno assalito nella notte decine di imbarcazioni della Sumund Flottillia a ovest di Creta e hanno portato via un centinaio di attivisti tra cui 24 italiani. Le acque internazionali in quel tratto di mare è zona SAR, Search and Rescue, la cui diretta competenza è sotto le autorità greche.

Possibile che il governo israeliano possa impunemente assaltare navi di civili nel Mediterraneo europeo a oltre 960 chilometri da Gaza? Qual’è il limite oltre il quale le azioni di Israele saranno finalmente sanzionate?

La giustificazione ridicola di Tel Aviv per questo atto di pirateria sarebbe: impedire alla Flottila di “sabotare la transizione del piano di pace del presidente Trump alla sua seconda fase”

“un’altra flottiglia provocatoria è stata intercettata… i soldati israeliani coinvolti nell’operazione hanno agito con professionalità e determinazione nell’affrontare un gruppo di agitatori deliranti in cerca di attenzione” ha dichiarato Danny Danon, inviato israeliano presso le Nazioni unite.

La solita narrativa del governo israeliano, ergersi a vittima mentre attacca, una tecnica di propaganda e comunicazione strategica ahimè molto efficace e pericolosa.

L’azione offensiva israeliana viene come al solito reinterpretata come difensiva, preventiva e inevitabile. Chi agisce non è più percepito come responsabile, ma come costretto dalle circostanze. Quindi l’iniziativa militare è una dovuta reazione e così si ribalta la responsabilità sull’altro.

Agendo impunemente nel mare nostrum, Israele ha compiutoun’ulteriore sfida al diritto internazionale.

E noi continuiamo a chiederci: quando l’Europa decide di mostrarsi forte e agire?