C’è un premio letterario che, anno dopo anno, continua a distinguersi nel panorama culturale italiano per una scelta tanto semplice quanto rivoluzionaria: partire dai lettori. Il Premio Letterario Amalago, dedicato al romanzo storico, si conferma infatti una delle esperienze più originali nel mondo dei riconoscimenti letterari nazionali, capace di mettere al centro non le logiche editoriali o le candidature d’ufficio, ma il reale gradimento del pubblico.
Per l’edizione 2026 sono state tredici le opere prese in esame dalla Commissione Tecnica, guidata da Giovanni Grasso — giornalista parlamentare, saggista e attuale portavoce del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella — e coordinata da Sibyl von der Schulenburg. Un confronto intenso, a tratti acceso, che ha portato alla scelta dei tre finalisti destinati a contendersi il prestigioso riconoscimento.
A giocarsi il Premio Amalago saranno Paolo Jorio e Claudia Carrescia con La sirena di Posillipo (Rizzoli, 2023), Alessandro Milan con I giorni della libertà (Mondadori, 2023) e Ilaria Rossetti con La fabbrica delle ragazze (Bompiani, 2024).
Tre opere differenti per stile, ambientazione e sensibilità narrativa, ma accomunate da una caratteristica sempre più rara: la capacità di usare il romanzo storico non come semplice ricostruzione del passato, ma come strumento per interrogare il presente.
La vera peculiarità di Amalago resta però il suo modello organizzativo. In un’epoca in cui molti premi letterari vengono accusati di autoreferenzialità o di essere influenzati da grandi gruppi editoriali, il riconoscimento piemontese sceglie una strada opposta.
I libri non vengono candidati direttamente da editori o autori. A emergere sono invece i titoli che hanno realmente acceso il dibattito tra lettori, blogger indipendenti, gruppi di lettura e book influencer. Solo successivamente intervengono il Gruppo di Candidatura e il Comitato di Gestione, che selezionano le opere sottoposte alla Commissione Tecnica.
È un metodo che restituisce centralità alla comunità dei lettori e che rende il Premio Amalago una sorta di termometro autentico della narrativa storica contemporanea.
Con La sirena di Posillipo, Paolo Jorio e Claudia Carrescia conducono il lettore in una Napoli intensa e stratificata, dove storia, mito e identità popolare si intrecciano in un racconto dal forte respiro mediterraneo.
Alessandro Milan, con I giorni della libertà, affronta invece il tema della liberazione e delle ferite lasciate dalla storia europea del Novecento, costruendo una narrazione che alterna dimensione privata e tensione collettiva.
Ilaria Rossetti, già apprezzata dalla critica per la sua scrittura rigorosa e sensibile, propone con La fabbrica delle ragazze un’opera che riporta alla luce vicende dimenticate di sfruttamento, lavoro e condizione femminile, trasformando la memoria storica in denuncia civile.
Tre romanzi che dimostrano come il genere storico stia vivendo una nuova stagione creativa, lontana dagli stereotipi del semplice romanzo d’epoca e sempre più vicina alle grandi questioni sociali, culturali e identitarie del nostro tempo.
La proclamazione dei vincitori avverrà sabato 19 settembre 2026 a Verbania, città ormai legata in modo profondo alla manifestazione. Oltre al Premio Amalago verranno assegnati anche il Premio Speciale Agar Sorbatti e il Premio Speciale delle Scuole.
Attorno al premio si è consolidata negli anni una rete territoriale importante. L’iniziativa gode infatti del patrocinio della Regione Piemonte, della Camera di Commercio Monte Rosa Laghi–Alto Piemonte e di ben ventisei Comuni affacciati sul Verbano: dieci lombardi, tredici piemontesi e tre ticinesi.
Un sostegno che conferma come la cultura possa diventare anche strumento di cooperazione territoriale e valorizzazione identitaria.
In tempi dominati dalla comunicazione veloce e dalla memoria frammentata, il successo di un premio dedicato al romanzo storico racconta qualcosa di importante. I lettori continuano a cercare storie capaci di dare profondità agli eventi, di collegare il passato al presente e di restituire umanità ai grandi processi storici.
Il Premio Amalago sembra aver colto proprio questa esigenza: premiare non soltanto la qualità letteraria, ma anche la capacità dei libri di creare dialogo, riflessione e partecipazione.
Ed è forse questo il motivo per cui il riconoscimento continua a crescere: perché non nasce nelle stanze chiuse dell’editoria, ma nelle mani di chi legge davvero.
