Politica

Venticinque anni di comuni uniti: l’Unione Cinquecittà tra storia, risultati e sfide aperte

di Giacchino Ferdinandi

Fare da soli o fare insieme. È questa, infondo, la domanda al centro dell’associazionismo comunale. E l’Unione Cinquecittà, che celebra in questi mesi il suo venticinquesimo anniversario, è una delle risposte più longeve che il territorio ciociaro abbia saputo dare.

Era il 30 dicembre 1999 quando nasceva, con atto costitutivo, una delle prime unioni di comuni della provincia di Frosinone. Si chiamò Cinquecittà, e nacque dalla volontà di costruire un polo omogeneo dal punto di vista storico, sociale ed economico, capace di garantire servizi migliori a costi più contenuti.

Il contesto normativo in cui quella scelta maturò è cruciale per capirne il significato. La Legge 142 del 1990 aveva introdotto le unioni di comuni come strumenti associativi, inizialmente concepiti come fase transitoria verso la fusione obbligatoria entro dieci anni. Fu solo con la riforma del 1999 che le unioni cessarono di essere un passaggio provvisorio, diventando uno strumento flessibile e stabile di cooperazione intercomunale.

Nata come unione di cinque comuni — da cui il nome — oggi l’Unione riunisce sette realtà: Aquino, Castrocielo, Colle San Magno, Piedimonte San Germano, Villa Santa Lucia, Roccasecca e Terelle, gestendo in forma condivisa appalti, raccolta rifiuti, pianificazione territoriale e sviluppo locale. Funzioni che ciascun piccolo comune, da solo, difficilmente potrebbe sostenere con la stessa continuità e qualità. La sede è in Piazza Don Luigi Sturzo a Piedimonte San Germano; il banco di prova più recente è la tariffa puntuale sui rifiuti. L’Unione ha avviato, infatti, la sperimentazione della Tarip in quattro comuni, dotando i cittadini di mastelli con microchip e attivando software per monitorare i conferimenti di ogni utenza — un progetto reso possibile anche grazie ai fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, intercettati proprio grazie alla struttura sovracomunale.

Le celebrazioni del venticinquennale hanno avuto momenti istituzionali significativi: a partire dal primo appuntamento ufficiale, che ha visto sindaci e consiglieri dell’Unione riuniti nella sede di Piedimonte San Germano, con la partecipazione di rappresentanti dell’Ufficio di Gabinetto del Presidente della Regione Lazio. A marzo, invece, l’assessore regionale alla Protezione Civile Pasquale Ciacciarelli ha visitato la sede ricevendo il sigillo commemorativo dei 25 anni, in un incontro che ha affrontato anche l’importantissimo tema della creazione di una sala operativa intercomunale per la difesa del territorio montano.

Un anniversario da festeggiare, dunque. Ma anche da “interrogare”: le unioni di comuni funzionano quando c’è volontà politica reale di condividere non solo i costi, ma anche le decisioni. Venticinque anni di vita sono una prova di tenuta rara nel panorama dell’associazionismo locale italiano.

La vera sfida dei prossimi anni sarà dimostrare che quella tenuta si traduce in servizi migliori per i tanti cittadini dei comuni coinvolti. Non solo un anniversario, dunque, ma un punto di partenza.