di Sylvie Freddi
La notte del 6/7 aprile Israele ha bombardato la Sinagoga Rafi-Nia di Teheran nel pieno della festività ebraica di Pesach, la Pasqua ebraica. Il luogo di culto, considerato di grande valore storico per la comunità ebraica locale, è stato raso al suolo.
Rabbi Younes Hamami Lalehzar, rabbino e leader della comunità ebraica in Iran, si è recato di persona tra le rovine esprimendo profonda tristezza per la distruzione.
–Gli atti brutali dei sionisti, privi di ogni moralità umana, hanno profondamente ferito i nostri cuori. Siamo certi che la Repubblica Islamica dell’Iran risponderà con forza e onore al regime sionista- si legge in un comunicato degli ebrei di Isfahan.
Danno collaterale ha dichiarato Israele.
La comunità ebraica iraniana rappresenta un caso storico unico, una presenza antichissima, radicata nella regione da oltre 2.500 anni, le cui origini risalgono all’epoca achemenide e alla figura di Ciro il Grande che permise il ritorno dall’esilio babilonese.
Nel corso dei secoli, gli ebrei in Iran hanno attraversato fasi alterne di integrazione, autonomia e difficoltà, mantenendo però una continuità culturale significativa. Nonostante decenni di emigrazione, la piccola comunità ebraica iraniana resiste continuando a coltivare le proprie radici culturali, familiari ed economiche, mantenendo così un forte attaccamento al Paese.
Dopo la Rivoluzione iraniana del 1979, la popolazione ebraica è diminuita drasticamente, passando da circa 80.000–100.000 persone a una stima attuale compresa tra 10.000 e 15.000 individui. Malgrado la diminuzione della popolazione è tutt’ora una delle più grandi comunità ebraiche del Medio Oriente dopo Israele.
La comunità è concentrata soprattutto a Teheran, Isfahan e Shiraz e mantiene una vita comunitaria attiva con sinagoghe, scuole ebraiche, macellerie kosher, yeshivot, istituzioni culturali, strutture sanitarie, tra cui il Dr. Sapir Hospital e organi di stampa comunitari.
Solo a Teheran si contano almeno 11 sinagoghe, 18 a Shiraz e 32 a Isfahan, anche se non tutte attive. In tutto il Paese si stima che le sinagoghe siano più di 80, ma che meno di 30 ospitino ancora i riti di una presenza ridotta ma resiliente, testimonianza di secoli di adattamento.
Gli ebrei iraniani sono riconosciuti dalla Costituzione iraniana, insieme a cristiani e zoroastriani, come minoranza religiosa protetta e dispongono di seggi nel Majlis, il Parlamento iraniano.
Il sionismo è riconosciuto come reato e qualsiasi presunto legame con Israele può portare a interrogatori e arresti.
La comunità ebraica iraniana, malgrado le difficoltà sorte nei secoli, ha saputo mantenere saldi i fili della propria storia, senza allinearsi alla narrativa politico-culturale creata a inizio del XX secolo da Israele.
