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Massacri in Libano: Israele oltre ogni limite, l’Occidente sprofonda nell’ignavia

di Pippo Gallelli

Un’ennesima giornata di massacri in Libano si è consumata proprio mentre la comunità internazionale sperava, almeno per un istante, di poter tirare un sospiro di sollievo. Ma da tempo le azioni del governo israeliano dimostrano che nessuna tregua, nessuna mediazione, nessuna pressione diplomatica sembra in grado di frenare una strategia militare che procede come un rullo compressore, ignorando ogni principio del diritto internazionale.

Oggi il vero acceleratore della violenza non è un attore esterno: è Israele stesso, nella sua scelta di rispondere alle crisi con una forza cieca e sproporzionata, con operazioni che colpiscono indiscriminatamente territori e popolazioni già stremate. L’appoggio politico e mediatico di Donald Trump aggiunge solo rumore e arroganza, ma non è lui a determinare l’escalation: è il governo israeliano che ha imboccato da tempo una strada che ricorda sempre più il terrorismo di Stato.

Criticare queste azioni non ha nulla a che fare con l’antisemitismo, come pure qualcuno tenta di sostenere per ripulire l’immagine di decisioni politiche discutibili. È, piuttosto, il doveroso riconoscimento di una realtà tragica: un governo che agisce senza freni, senza responsabilità, senza alcuna considerazione per la vita dei civili.

Resta allora la domanda che pesa come un macigno: a cosa serve la comunità internazionale, se di fronte a simili atrocità continua a osservare, a riunirsi, a dichiarare preoccupazione senza però intervenire in modo efficace? Se ancora ha senso che esista, questo è il momento di dimostrarlo. Perché un giorno, quando la polvere di queste guerre si sarà finalmente posata, la storia chiederà conto non solo ai responsabili diretti, ma anche a coloro che hanno scelto la via del silenzio, dell’attesa, dell’ignavia.

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