di Gioacchino Ferdinandi
Il Parlamento europeo ha approvato l’avvio dei negoziati per aggiornare le regole sui rimpatri dei migranti irregolari, con una maggioranza formata da popolari, conservatori e gruppi sovranisti. Il nuovo impianto mira a rendere più rapidi gli allontanamenti, introducendo una linea più restrittiva rispetto alla normativa attuale.
Uno dei punti più significativi è l’ampliamento della nozione di “Paese di ritorno”: non soltanto quello d’origine, ma anche Stati terzi con cui l’Ue o i singoli governi abbiano accordi. Questa impostazione apre la strada ai centri di rimpatrio fuori dall’Unione, un modello sostenuto dal governo Meloni e collegato direttamente alle strutture avviate in Albania, che però finora funzionano a regime molto ridotto per via delle controversie giuridiche e dei dubbi sulla sicurezza di alcuni Paesi destinatari.
Il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo va in direzione opposta ai criteri più rigidi stabiliti nel 2024 dalla Corte di giustizia: introduce una lista comune di Paesi sicuri, consente alcune eccezioni e permette procedure accelerate per i richiedenti asilo provenienti da Stati con bassi tassi di riconoscimento. Nel complesso, il peso del rimpatrio forzato aumenta, mentre quello della partenza volontaria si riduce. In caso di mancata collaborazione, il testo prevede la possibilità di trattenimento amministrativo fino a un massimo di due anni, oltre a misure più severe per chi è considerato pericoloso.
Il via libera di Strasburgo però non chiude il percorso: si apre ora la fase dei triloghi con Consiglio e Commissione per arrivare a un testo condiviso. Intanto le reazioni politiche sono contrastanti: la sinistra europea e diverse Ong criticano il rischio di detenzione anche per famiglie e minori e la possibilità di mandare persone in Paesi terzi poco affidabili, mentre la destra italiana ed europea rivendica il voto come una svolta che rafforza sicurezza e controllo dei confini. Resta da capire se il modello esterno dei centri in Albania riuscirà davvero a decollare nei prossimi mesi.
