Mondo

La solita storia senza soluzione


Di Michele Petrocelli

Avremmo voluto continuare a scrivere, cosa che comunque faremo, su questioni più o meno serie a tema referendario e, comunque, con serietà e anche spensieratezza e un po’ di humor. Invece ci siamo svegliati stamane con la notizia che mai avremmo voluto leggere o sentire.

Stati Uniti e Israele, con un’operazione congiunta, hanno dato il via all’attacco, paventato da mesi ormai, nei confronti dello Stato Islamico dell’Iran. Il tutto giustificato dalla solita pretesa di esportazione della libertà e della democrazia in tutto il mondo… si veda Gaza.

Lungi da me pensare e altrettanto giustificare un regime, perché di questo si tratta, come quello presente ormai dal 1979 nella regione. Ma quello che vogliamo mettere in evidenza è di certo il regime unitamente, però, a una sempre crescente presunzione che il più forte (da verificare questo) debba averla vinta a suon di bombe e morti innocenti. Non avremmo voluto mai leggere una notizia del genere, dicevamo, perché, come ormai acclarato, la destabilizzazione dell’area mediorientale e del Golfo Persico è stata sempre foriera di sventure in termini globali.

Ed a causare, ancora una volta, questo disequilibrio, è toccato ai soliti noti, gli USA, supportati questa volta da Israele, sull’onda della grande vittoria/strage riportata in terra di Palestina. Ed era prevedibile la risposta dell’Iran, che non si è fatta attendere, oltre che verso il nemico storico, Israele appunto, anche nei confronti di Stati “cugini” quali Emirati, Arabia Saudita e giù di lì.

“Cugini” per diverse affinità ma non fratelli di islamicità. Questo perché, è bene ricordarlo, lo Stato degli Ayatollah è di matrice sciita mentre i “cugini” sono sunniti e dunque in disputa religiosa ormai dal 632 dopo Cristo, quando si aprì l’annosa questione della successione al profeta Maometto.

Ed è bene ricordare ancora che i “cugini” sunniti, oltre a mantenere basi militari occidentali, nello specifico statunitensi, dalle quali si levano parte dei missili che hanno colpito e colpiranno l’ex Persia, hanno per anni sostenuto il sedicente Stato Islamico Isis o Daesh, che morte e distruzione ha portato in tutto il Medio Oriente dal 2014 al 2017.

Vedremo dunque come andrà a finire. Resta il fatto che sarebbe bene ricordare all’ormai sempre meno lucido presidente Trump che, per aspirare al Nobel per la pace, le vie da intraprendere per raggiungerla non sono quelle delle armi e delle bombe, soprattutto su civili inermi.