Cultura

Quando l’olio diventa linguaggio: arte e sensi in dialogo a Olio Officina Festival 2026

di Luca Branda

A Rho, dal 22 al 24 gennaio 2026, l’olio extravergine di oliva smette di essere solo alimento e si trasforma in linguaggio, esperienza estetica, materia poetica. Accade con “La lingua batte dove l’olio vuole”, mostra d’arte contemporanea ideata da Arte da mangiare mangiare Arte e inserita nel programma di Olio Officina Festival 2026, dedicato quest’anno al tema “Olio Sensoriale”.

Negli spazi suggestivi del Chiostro del Centro Congressi Mantovani Furioli, l’arte incontra la cultura olearia dando vita a un percorso espositivo che esplora il rapporto profondo tra gusto, percezione e creatività. Non una semplice esposizione, ma un’esperienza immersiva che invita il visitatore a “assaporare con la lingua della mente”.

La mostra si inserisce nel palinsesto celebrativo dei trent’anni di Arte da mangiare mangiare Arte, progetto pionieristico nato nel 1996 e da sempre impegnato a indagare il confine – sempre più fertile – tra arte contemporanea e cultura del cibo. In questo contesto, l’olio diventa metafora e sostanza: elemento sensoriale, simbolico e culturale.

Il fulcro concettuale dell’esposizione è la lingua, intesa sia come organo del gusto sia come strumento di comunicazione. Ogni olio extravergine racconta una storia diversa – amara, piccante, fruttata, erbacea – e ogni storia può essere tradotta in immagini, materiali, gesti artistici. Le opere in mostra interpretano questa pluralità di linguaggi attraverso installazioni, interventi tessili, pittura, materiali di recupero e tecniche ibride, trasformando il chiostro in una vera e propria “bocca del mondo”.

Il pubblico è invitato a un viaggio percettivo in cui memoria e immaginazione si intrecciano, e dove la degustazione diventa concettuale, mentale, emotiva. Un’arte che non si limita a essere osservata, ma che chiede di essere “sentita”.

Numerosi gli artisti coinvolti, provenienti da esperienze e linguaggi differenti: tra gli altri Alice Bellati, Ornella Bonomi, Franca Cantini, Silvia Capiluppi, Carmine Caputo di Roccanova, Gabriella Cavaliere, Laura Cristin, Carla Crosio, Arianna Faiella, Claudio Gasparini, Giovanni Mattio, Annalisa Mitrano, RipBrambó, Roberto Scala, Friedrich Tasser, Micaela Tornaghi, Chiara Vellini. Un coro eterogeneo che restituisce la ricchezza interpretativa del tema.

La mostra si rivolge tanto agli appassionati di arte contemporanea quanto ai professionisti della filiera olearia – produttori, frantoiani, olivicoltori – offrendo una prospettiva inedita su come l’olio possa essere raccontato e comunicato. L’arte diventa così strumento di valorizzazione della qualità, capace di tradurre la complessità sensoriale dell’olio in forme accessibili e sorprendenti.

«Assaggiare è un atto serio, ma non serioso», sottolineano Ornella Piluso, ideatrice del progetto, e Monica Scardecchia, curatrice della mostra. Una dichiarazione che sintetizza bene lo spirito ironico, libero e polifonico dell’iniziativa.

“La lingua batte dove l’olio vuole” non è solo una mostra, ma un invito a ripensare il rapporto tra cibo, arte e percezione. Un’esperienza che dimostra come anche l’olio possa diventare racconto, visione e gesto artistico, parlando direttamente ai sensi e all’intelligenza emotiva del pubblico.