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Mercosur l’accordo della discordia

di Sylvie Freddi

MERCOSUR, acronimo dello spagnolo Mercado Común del Sur, è l’accordo commerciale tra Unione Europea e Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay.

Dopo oltre vent’anni di negoziati, l’accordo di libero scambio tra Unione Europea e MERCOSUR è pronto a compiere un passo decisivo verso la firma, nonostante l’opposizione di alcuni Paesi europei, tra cui la Francia. Bruxelles considera l’intesa strategica in un contesto globale segnato da tensioni commerciali e ritorni protezionistici.

L’accordo mira a creare una delle più grandi aree di libero scambio al mondo, con oltre 700 milioni di consumatori, attraverso un forte taglio dei dazi e un accesso facilitato ai mercati sudamericani per le imprese europee, soprattutto nei settori industriali.

Oltre l’80% degli scambi UE–MERCOSUR riguarda beni industriali, che rappresentano il 94% dell’export italiano verso l’area. Con l’accordo, più del 90% di questi prodotti avrebbe dazi ridotti o azzerati. I settori chiave per l’Italia sono macchinari e prodotti elettrici, veicoli, agroalimentare, chimica e farmaceutica, oggi penalizzati da dazi che in alcuni casi arrivano fino al 35%.

L’intesa non si limita ai dazi: facilita l’accesso ai servizi e agli appalti pubblici, semplifica le procedure doganali, tutela la proprietà intellettuale e sostiene le Piccole e Medie Imprese. Inoltre, Brasile e Argentina sono fornitori strategici di materie prime per l’Unione europea, rafforzando il valore economico e geopolitico dell’accordo.

Restano però forti le preoccupazioni sul fronte agricolo, con gli agricoltori sul piede di guerra. L’Unione europea ha previsto clausole di salvaguardia per intervenire rapidamente in caso di squilibri di mercato e un rafforzamento dei controlli sulla qualità dei prodotti agroalimentari importati. Resta da capire se questi strumenti saranno sufficienti a tutelare un settore strategico, in cui l’Italia si distingue per eccellenza e biodiversità.