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Addio a Valentino Garavani, imperatore della moda e della bellezza assoluta

Lo chiamavano “l’Ultimo Imperatore”, ma Valentino Garavani non ha mai governato con il potere. Il suo regno era fatto di tessuti, silenzi, perfezione ossessiva e di un colore che nessun altro è riuscito a rendere universale. Con la sua morte, avvenuta oggi a Roma all’età di 93 anni, si chiude uno degli ultimi capitoli della moda come arte totale.

Nato a Voghera l’11 maggio 1932, Valentino Clemente Ludovico Garavani aveva scelto Roma non solo come sede del suo lavoro, ma come luogo dell’anima. Negli anni Sessanta, nella capitale, fondò la maison che avrebbe portato il suo nome nel mondo, prima in via Condotti e poi nello storico atelier di Piazza Mignanelli, diventato negli anni un indirizzo simbolico dell’alta moda internazionale. Roma restò sempre il suo centro gravitazionale, anche quando le sfilate si spostarono a Parigi e il marchio attraversò cambi di proprietà e trasformazioni industriali.

Valentino vestì regine, principesse, dive del cinema e first lady, ma non cercò mai l’effetto spettacolare fine a sé stesso. Il suo stile si impose per sottrazione: linee pulite, proporzioni impeccabili, una femminilità composta e solenne. E poi quel rosso diventato marchio identitario, una tonalità inconfondibile – tra carminio, porpora e cadmio – che da allora porta il suo nome e che è entrata nell’immaginario collettivo come sinonimo di eleganza assoluta.

Dietro l’apparente mondanità, il lavoro di Valentino era rigoroso, quasi monastico. L’abito non era mai un semplice oggetto di lusso, ma il risultato di una disciplina estrema, di un controllo maniacale del dettaglio. Anche dopo la cessione del marchio, dalla tedesca Hdp al Gruppo Marzotto, fino al fondo Permira e poi all’acquisizione da parte della Sheikha Mozah bint Nasser al-Missned, lo stilista non smise mai davvero di creare. «Disegna abiti anche la notte», raccontava Giancarlo Giammetti, compagno di vita e di lavoro, con cui ha condiviso una delle collaborazioni più longeve e influenti della storia della moda.

Il suo addio alle passerelle, celebrato a Roma nel 2007, fu un evento senza precedenti. Tre giorni di feste e sfilate che trasformarono la città in un teatro globale: la retrospettiva all’Ara Pacis, la sfilata di alta moda a Santo Spirito in Sassia, il galà al Tempio di Venere con il Colosseo sullo sfondo, fino alla notte nel Parco dei Daini di Villa Borghese, tra musica, balli e mille invitati. Un congedo che sembrò già allora il commiato di un’epoca irripetibile.

Non a caso, quel soprannome – “Ultimo Imperatore” – divenne il titolo del docu-film The Last Emperor, diretto da Matt Tyrnauer, che raccontò gli ultimi anni di attività di Valentino tra passerelle, backstage e riflessioni private. Un ritratto intimo di un uomo che aveva trasformato la moda in un linguaggio culturale, prima ancora che in un’industria.

Valentino Garavani lascia un’eredità che va oltre il marchio oggi diretto da Pierpaolo Piccioli. Lascia un’idea di stile fondata sulla durata, sulla grazia, sull’equilibrio, in aperto contrasto con la velocità e l’effimero del presente. In un mondo che consuma le tendenze, Valentino ha difeso la bellezza come valore permanente.

La camera ardente sarà allestita presso PM23, in Piazza Mignanelli, mercoledì 21 e giovedì 22 gennaio, mentre i funerali si terranno venerdì 23 gennaio nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. Roma, ancora una volta, sarà il suo ultimo palcoscenico.

Con lui se ne va uno degli ultimi grandi maestri del Novecento. Ma il suo regno, fatto di stile e memoria, non conosce tramonto.