di Sylvie Freddi
Il presidente Donald Trump aveva dichiarato che gli Stati Uniti «controlleranno» il Venezuela e la sua industria petrolifera fino a quando non sarà attuata una transizione di potere definita “sicura, corretta e giudiziosa”.
Massiccio dispiegamento navale, blocco delle petroliere in entrata e uscite dal Venezuela, poi il via libera di Trump per rapire il presidente Nicolás Maduro e sua moglie con le forze speciali di terra. Maduro viene portato in un carcere a Brooklyn, New York, per poi essere giudicato per l’accusa di narcotraffico e terrorismo. La vice di Maduro, Delcy Rodríguez, ha ora assunto la presidenza ad interim.
“Vogliamo vedere il Venezuela trasformarsi in un Paese completamente diverso da quello attuale. Ma ovviamente non ci aspettiamo che ciò’ possa accadere nelle prossime 15 ore’” ha dichiarato il segretario di Stato americano Marco Rubio, aggiungendo inoltre che se l’amministrazione venezuelana non collabora con gli interessi americani vi saranno ulteriori attacchi militari.
Aspettiamo nei prossimi giorni la reazione del governo e dell’esercito venezuelano.
Le motivazioni da parte del governo americano per questo pesante attacco alla politica venezuelana sono dunque la difesa preventiva, combattere il narcotraffico e prendere il controllo delle riserve petrolifere.
Ma “difesa preventiva” è un ossimoro criminale, un’aggressione, perché ci si difende solo quando si viene attaccati e il Venezuela non ha certo aggredito l’America.
Visto che il Venezuela detiene circa il 20% delle riserve mondiali di petrolio, senza dubbio l’unico motore di questo attacco americano è la sola conquista del controllo delle risorse energetiche venezuelane.
E “difesa preventiva” è la frase ripetuta a pappagallo dalla nostra premier Meloni, scegliendo come al solito di seguire pedissequamente la narrativa trumpiana, legittimando così un atto di forza che va oltre la violazione del diritto internazionale.
Anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Layen, ha evitato di condannare l’attacco, chiedendo solamente la garanzia per una transizione sicura nel cambio del governo venezuelano. Ma finge o ci crede nella legittimità di questo attacco? “Ci fa o ci è?” direbbero a Roma.
Intanto Marco Rubio già cita Cuba e Colombia come prossimi target.
Trump, l’uomo che avrebbe portato la pace nel mondo, sta accendendo ovunque focolai di guerra, non c’è posto che sia al sicuro dalla scellerata politica estera americana.
