di Luca Branda
Il Brasile di Luiz Inácio Lula da Silva si è posto alla guida della reazione politica dell’America Latina contro l’intervento militare degli Stati Uniti in Venezuela e la cattura del presidente Nicolás Maduro. Brasilia ha infatti chiesto la convocazione urgente della CELAC, la Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi, per definire una posizione comune di fronte a una crisi che rischia di compromettere la stabilità dell’intera regione.
La riunione, annunciata dalla vice-ministra degli Esteri María Laura da Rocha, coinvolge i 33 Paesi dell’organismo regionale, oggi principale spazio di coordinamento politico tra le nazioni comprese tra Messico e Argentina. Alla videoconferenza partecipa anche il ministro degli Esteri Mauro Vieira, rientrato anticipatamente dalle ferie per seguire una situazione considerata di massima gravità. La presidenza di turno della CELAC è affidata alla Colombia di Gustavo Petro, anch’egli apertamente critico verso l’uso della forza.
Già nelle ore precedenti Lula aveva espresso una condanna durissima dell’azione statunitense. In un comunicato ufficiale, il presidente brasiliano ha denunciato i bombardamenti sul territorio venezuelano e la cattura del capo dello Stato come un oltrepassamento di una linea inaccettabile, definendoli una violazione flagrante della sovranità nazionale e del diritto internazionale. Secondo Lula, l’attacco rappresenta un precedente estremamente pericoloso, perché legittima una logica di potenza che mina il multilateralismo e apre la strada a un mondo segnato da instabilità e violenza.
Il leader brasiliano ha inoltre richiamato i traumi storici dell’America Latina, sottolineando come l’intervento di Washington rievochi i peggiori momenti dell’ingerenza esterna nella politica del continente e metta in discussione l’idea stessa della regione come zona di pace. Pur ribadendo una condanna senza ambiguità dell’uso della forza, Lula ha confermato la disponibilità del Brasile a favorire il dialogo e la cooperazione, sollecitando un ruolo attivo delle Nazioni Unite e offrendo la propria mediazione.
Attorno alla posizione di Brasilia si è raccolto un fronte politico significativo. Gustavo Petro ha chiesto una risposta decisa della comunità internazionale, Gabriel Boric (Cile) ha ribadito il rispetto della legalità internazionale come principio irrinunciabile, mentre Cuba ha parlato apertamente di aggressione e terrorismo di Stato. Nel complesso, l’area progressista latinoamericana legge l’azione statunitense come una minaccia non solo al Venezuela, ma all’equilibrio dell’intero continente.
Con la convocazione della CELAC, Lula tenta ora di trasformare la protesta diplomatica in una risposta collettiva, riaffermando il diritto dei Paesi latinoamericani a decidere il proprio futuro senza imposizioni esterne.
