Mondo

Noi umani e le armi nucleari, un suicidio annunciato

di Sylvie Freddi

Siamo una piccola palla blu con un sottile velo di aria che galleggia nello spazio.
Dipendiamo da un fragile equilibrio senza il quale noi non esisteremmo, senza il quale noi verremmo spazzati via come pidocchi.
Eppure sul nostro pianeta abbiamo 12.500 testate nucleari di cui l’88% sono possedute da Russia e Stati Uniti. Per estinguere la razza umana pare siano sufficienti circa 500-600 bombe atomiche.

“Nella tragica situazione che l’umanità sta affrontando, noi riteniamo che gli scienziati debbano riunirsi in assemblea per valutare i pericoli che sono sorti come conseguenza dello sviluppo delle armi di distruzione di massa e per discutere una risoluzione nello spirito della seguente bozza di documento…” sono parole scritte nel 1955 dallo scienziato Albert Einstein e dal grande filosofo‐matematico Bertrand Russell sulla minaccia rappresentata dalle armi nucleari per il genere umano. E’ “Il Manifesto Russell‐Einstein” denuncia del timore di una nuova guerra totale e la conseguente possibile scomparsa del genere umano.

Ma il disarmo del nucleare non è mai arrivato, anzi i politici non fanno che parlare di guerra e di riarmo in un folle loop idiota in cui non si prende minimamente in considerazione del rischio di utilizzo di armi nucleari e delle catastrofiche conseguenze.

La maggioranza delle armi atomiche le detengono la Russia e gli USA. La Russia, oltre a detenere il maggior numero di bombe atomiche, possiede anche l’ordigno più potente: la bomba Zar che ha una potenza di oltre 3.000 volte di quelle sganciate nella Seconda Guerra Mondiale.
Ci sono altri possessori di armamenti nucleari: Cina con 350, Francia 290, Regno Unito 225, Pakistan 165, l’India 156, Israele 90 e Corea del Nord 45.
Di tutte queste armi nucleari circa 2.100 sono mantenute in stato di massima allerta operativa, montate su lanciatori terrestri, sottomarini o aerei, pronte all’uso in tempi molto brevi.

In Europa cinque paesi membri della NATO ospitano in basi aeree 100 testate nucleari, stazionate nelle basi di Ghedi e Aviano in Italia, Kleine Brogel in Belgio, Volkel nei Paesi Bassi, Büchel in Germania e Incirlik in Turchia.
Nel nostro paese quindi vi sono ben 50 ordigni in Friuli-Venezia Giulia e altri 40 in provincia di Brescia.

Riporto un paragrafo del 1968 di un rapporto al segretario dell’Onu sugli “effetti di esplosioni al suolo su città”:
“…Uno studio di tal genere è stato fatto su una città avente una popolazione di poco più di 1 milione di abitanti, estesa in tutte le direzioni per circa 8-10 km che si è supposta attaccata con una bomba nucleare da un megaton, esplosa al livello del suolo.
Basandosi sui risultati osservati ad Hiroshima e Nagasaki, ed anche su quelli di esperimenti nucleari accuratamente preparati, si hanno i seguenti dati sulla sorte degli abitanti :

  • uccisi dall’esplosione e dagli incendi 270.000
  • uccisi dalla pioggia radioattiva 90.000
  • feriti 90.000
  • incolumi 710.000
    Approssimativamente un terzo circa degli abitanti rimarrebbero dunque uccisi in conseguenza dell’esplosione e degli incendi, nonché della quantità di radiazioni assorbita nei primi 2 giorni. Si noti che un terzo di milione corrisponde al numero totale di civili uccisi dalle incursioni aeree in Germania e in Giappone, durante l’intero corso della Seconda guerra mondiale.
    In pratica tutti gli abitanti della zona centrale della città, una zona di circa 6×5 km, verrebbero uccisi, in gran parte a causa degli effetti dell’esplosione e degli incendi.
    Chiunque non fosse ucciso sul colpo, mediatamente troverebbe la morte per effetto delle radiazioni nucleari.
    … La maggior parte dei 90.000 abitanti che hanno subito ferite non mortali, sarebbero in ogni caso seriamente feriti e, per il 15-20 di essi, le operazioni di salvataggio verrebbero fortemente impedite dalla caduta di pioggia radioattiva.
    Di quella parte della popolazione, la quale, in questa particolare analisi, non risulta fra le vittime, il 20 % resterebbe esposta ai pericoli della pioggia radioattiva, e solo
    la metà della popolazione totale rimarrebbe incolume e immune dal fall-out.”

Intanto solo le conseguenze dei test dell’atomica sono e sono state disastrose. Negli Usa i “downwinders nucleari” abitanti che abitavano vicino o sottovento rispetto al sito dell’esperimento, chiedono verità, giustizia e assistenza.
In tutto ci sono stati più di duemila test nucleari condotti in Algeria, Australia, Cina, India, Kazakistan, Kiribati, Ma’ohi Nui (Polinesia francese), Isole Marshall, Corea del Nord, Pakistan, Russia, Turkmenistan, Ucraina, Stati Uniti e Uzbekistan. Ma il fallout radioattivo ha superato i confini nazionali e le conseguenze sono state globali, provocando epidemie di tumori e altre malattie croniche, e vaste aree rimangono radioattive e non sicure per l’abitare, anche decenni dopo la chiusura dei siti.

Foto di Gerd Altmann da Pixabay