di Alessia Potecchi
La Manovra di Bilancio è stata nuovamente la cartina di tornasole della fallimentare politica economica di questo Governo. Una Manovra debolissima senza alcun indice di crescita ma con al suo interno provvedimenti che peggiorano i pilastri dei temi che toccano questo documento. A partire dal fisco con il peggioramento dell’IRPEF senza un aiuto concreto per il ceto medio ma anzi si avvantaggiano ancora i redditi alti e si frammenta e diversifica il pagamento delle imposte, alla sanità, alla scuola, al sociale sui servizi base alle persone. Senza una visione di politica industriale settore che è in calo da più di 32 mesi consecutivi e senza PNRR noi oggi saremmo in una pericolosa recessione. Un Governo che rifiuta provvedimenti che non avrebbero costi come il Salario Minimo o la questione energetica, il disaccoppiamento del costo dell’energia da quello del gas come avviene in altri paesi europei. Fino ad arrivare al vero e proprio blitz sulle pensioni e sul valore del riscatto ai fini pensionistici della laurea con retroattività dalla valenza anticostituzionale che ha creato un problema all’interno del Governo tra il Ministro dell’economia e il suo stesso partito che ha rischiato di mandarlo in crisi e si è dovuto poi fare marcia indietro ritirando in fretta il maxiemendamento. L’ennesima prova di come il Governo tenta in continuazione di non garantire tutele a chi si trova in una posizione di svantaggio, di non avere a cura il contrasto alle diseguaglianze, la questione di genere, i giovani e il mondo del lavoro. Una politica economica inconsistente e inconcludente messa in atto da questo Governo che non ha a cuore le persone, i loro disagi, il loro futuro.
Ma a fronte di ciò veniamo per un momento al risiko bancario che dall’altra parte ha testimoniato molto bene come questo governo abbia una concentrazione di potere finanziario fortissimo, come abbia cercato in tutti i modi di condizionare il mercato in un momento particolare per il mondo del credito. Parliamoci chiaro le aggregazioni bancarie sono positive se producono valore, occupazione, se hanno un senso dal punto di vista industriale e finanziario. Le decisioni di questo Governo non sono indirizzate alla tutela del risparmio, dei consumatori, dei correntisti delle persone e dell’occupazione.
Le operazioni di aggregazione vanno considerate e valutate nell’ambito di un più generale e complessivo quadro ed interesse di carattere nazionale e sono opportune rispetto a quello che producono, rispetto a quello che portano, agli effetti che ne scaturiscono sempre seguendo i criteri di mercato, non se diventano la pedina principale di un risiko dettato da logiche puramente di parte come è avvenuto in maniera evidente. Il Golden Power è stato utilizzato fin da subito in maniera pesante per contrastare l’aggregazione Unicredit Banco BPM mentre non si è sentita una parola sull’altra operazione che riguarda MPS e Mediobanca dove ci sarebbero molti rilievi da fare, molto anomalie da sottolineare nel merito e nel metodo. E il risultato è stato che ora la storica banca milanese rischia di essere protagonista di fusioni e aggregazioni con istituti stranieri e non di diventare una banca di dimensioni internazionali con una fusione tutta italiana. Quello che è avvenuto è stato più volte stigmatizzato anche da parte dell’Europa che ha giudicato erroneo e non corretto l’uso del Godel Power. Dunque questo fa molto riflettere sul comportamento del Governo, il Golden Power non deve diventare il mezzo attraverso il quale si cercano in tutti i modo di modificare gli equilibri del mercato bancario perché in questo momento chi compra non è apprezzato o gradito, perché l’acquirente non piace perché è questo quello che è avvenuto e con tutto quello che poi è emerso e scaturito in merito senza che venisse riferito in Parlamento, inoltre hanno approvato la legge capitali con una serie di paletti per scoraggiare la presentazione di liste da parte dei consigli di amministrazione il contrario di quello che fanno gli altri paesi europei.Non ci resta che prendere atto della politica economica fallimentare di questo esecutivo che non tutela cittadini, imprese, consumatori, correntisti e persone ma solo i propri interessi.
