di Sylvie Freddi
“…Io credo che il ponte rappresenti, quando ci sarà, un punto importante nel trasporto e quindi anche per l’evacuazione, per garantire la sicurezza in caso di un attacco da sud…” dichiara Antonio Tajani, nostro caro ministro degli Esteri, parlando della funzione strategica del Ponte sullo Stretto.
Sono sempre più sbigottita.
“Attacco da sud”? Ma chi ci deve attaccare?
Ma siamo in guerra?
Poi il costosissimo e impossibile ponte, durante un conflitto, sarebbe una tra le prime cose che i supposti nemici farebbero saltare in aria.
Guardo oltre Tajani, che certo non è proprio una volpe, cerco dichiarazioni assennate, ma in Europa i politici gridano alla guerra, armiamoci e prepariamoci a veder morire i nostri figli.
Io non voglio vedere morire i miei figli.
La guerra non è ancora iniziata. Ma certamente la grande corsa al riarmo con i nostri soldi e gli annunci tetri di una guerra incombente non distendono proprio gli animi.
La diplomazia dov’è? La capacità dell’Europa di dialogare di trovare soluzioni pacifiche è svanita nel nulla. L’Unione Europea creata proprio per evitare un nuovo conflitto spinge per entrare in una guerra folle che ci potrebbe solo ridurre in cenere.
