di Annalisa Nicastro
I nostri corpi non sono terre da conquistare, né mappe su cui tracciare confini di paura.
Sono atlanti segreti dove si incide, a caratteri minuti, la storia di ciò che ci è stato tolto e di ciò che nessuno potrà toglierci mai.
Ogni donna porta sul petto la memoria di una guerra taciuta, un assedio che non fa rumore ma che lascia buchi nell’anima.
Sempre la stessa mano cerca di piegare la nostra storia, tenta di addomesticarci il corpo come fossimo materia da disciplinare.
Sulle nostre schiene hanno provato a fissare confini, colpe, dottrine di obbedienza.
Hanno provato a farci piccole, a farci zitte, a toglierci il nome e sostituirlo con un numero.
Ma noi siamo creature in fuga dal catalogo, sussurri che sabotano la logica, vele che scelgono il proprio vento.
Ogni volta che dicono “taci”, si apre dentro di noi una città in fiamme.
Ogni volta che negano i nostri diritti, una nuova sorella nasce nelle costole.
Rifiutiamo i tribunali della colpa, le stanze dove la verità viene crocifissa, le mani che vorrebbero decidere come amarci, come curarci, come vivere, come morire.
Nessuna legge potrà misurare la vertigine di una madre che protegge, di una figlia che resiste, di una sorella che non si lascia più definire.
Siamo quelle che tornano, anche dopo il silenzio imposto, portando negli occhi la certezza incandescente di non appartenere a nessuna guerra.
E se la posta in gioco è la nostra vita, la nostra libertà, la nostra gioia allora ascoltateci mentre siamo in piedi tutte insieme a spezzare il buio, mentre apriamo la notte con le mani, mentre diciamo finalmente, senza tremare: noi siamo la rivoluzione che respira.
Copertina di #eineberlinerin
