Politica

Nella Manovra il Fisco non redistribuisce le ricchezze e non contrasta le diseguaglianze.

di Alessia Potecchi

Ancora una volta nella Legge di Bilancio si perde un’occasione importante, quella di utilizzare la leva fiscale per contrastare le diseguaglianze e redistribuire il carico fiscale e la ricchezza. Siamo un paese in cui quasi la metà degli italiani, ben il 43,15% addirittura non dichiara redditi o entrate molto esigue e quindi vive a carico di qualcun altro che paga anche per loro, tra coloro che versano è l’esiguo 13,94% dei contribuenti con redditi dai 35.000 euro lordi a salire a corrispondere da solo ben il 62,52% dell’imposta sui redditi delle persone fisiche. In sostanza poco meno dei due terzi dell’imposta a carico grava totalmente su chi dichiara da 35.000 euro di redditi in su; cioè nel dettaglio un lavoratore dipendente con un reddito tra 35.000 e 55.000 euro paga 34 volte quello che paga chi dichiara un reddito tra 7.500 e 15.000 euro. Allora dobbiamo chiederci: ma è davvero possibile che quasi la metà degli italiani non abbia reddito o possa vivere con circa 10.000 euro lordi all’anno? E’ chiaro che è presente un problema importante di distribuzione del carico fiscale e di evasione che andrebbe affrontato in maniera seria e radicale. Aggiungo, nel nostro paese al sistema di tassazione con aliquote progressive proporzionate al reddito come chiede la Costituzione, si contrappone un sistema basato su una tassazione Flat 21% – 23% per le rendite immobiliari, 26% per quelle finanziarie e  5%-15% per gli autonomi con la Partita IVA fino a 85.000 euro e si parla di alzarla a 100.000. Esistono dunque sistemi diversificati, che si sono radicati negli anni in contrasto al dettato costituzionale e avvitati nel nostro sistema tributario che comportano iniquità e vessazione perché a parità di reddito le tasse non sono le stesse, si pagano in maniera marcatamente diversa a seconda della categoria dei contribuenti e questo non è giusto. Occorre dunque introdurre dei correttivi per poter garantire una maggiore giustizia sociale e uguaglianza del nostro sistema fiscale. A tutto questo la Manovra non risponde o meglio risponde facendo esattamente il contrario. La riduzione dell’aliquota dal 35% al 33% non è vero che è per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro perché il beneficio non si ferma a 50.000 euro ma continua fino a 199.000 euro. E allora che cosa avviene? Avviene che di questo provvedimento ne beneficerà per l’85% la fascia delle famiglie più benestanti, nel dettaglio avranno 30 euro in più all’anno coloro che guadagnano 30.000 euro e ben 440 chi ne guadagna 199.000. Quindi il ceto medio che è quello che il Governo insiste di voler aiutare non avrà benefici se non ininfluenti sul reddito, questi dati sono dati certificati da enti come l’Istat e l’UPB non sono di parte politica e siamo oltretutto in presenza di una pressione fiscale che è la più alta negli ultimi 10 anni 42,8%, questo esecutivo le tasse le aumenta. Non c’è minimamente la volontà di tentare di redistribuire in maniera più equa il carico fiscale fortemente sbilanciato sul ceto medio e su lavoratori dipendenti e pensionati anzi si fa il contrario avvantaggiando i redditi alti. Occorrerebbe spostare il carico fiscale da lavoro e capitale ai patrimoni, alle rendite, ai consumi, una vera semplificazione del sistema fiscale, un fisco meno oppressivo che abbatta la barriera che c’è tra imposte e cittadini, una severa lotta all’evasione e all’elusione fiscale con tutti gli strumenti che oggi possediamo, accentuare e puntare sulla progressività dell’imposizione fiscale puntando sulla regola che a parità di reddito le tasse devono essere le stesse, quindi combattere la frammentazione del nostro sistema fiscale e renderlo più omogeneo, misure fiscali intelligenti e responsabili per favorire l’istruzione, la ricerca, la digitalizzazione tecnologica. Diminuzione della tassazione fiscale e parafiscale sul lavoro con una abile ed efficace lotta al lavoro nero che è ancora molto diffuso in Italia soprattutto nel Mezzogiorno gli ultimi dati sono allarmanti. Misure di vantaggio fiscale per superare i divari tra le regioni, favorendo gli investimenti e mettendo in atto politiche convincenti per evitare l’emigrazione all’estero delle imprese e di molti giovani laureati. Ma su tutto questo la Manovra è silente e si perde l’ennesima occasione per utilizzare il fisco quale strumento di eguaglianza e giustizia sociale.