Il telefono torna a piangere — ma stavolta non per un amore finito, bensì per i nuovi emendamenti al DDL Concorrenza 2025 che rischiano di trasformare le bollette telefoniche in una giostra di rincari automatici e le nostre informazioni personali in merce a buon mercato.
Tra le modifiche presentate in extremis, il 30 settembre, spicca l’emendamento 9.0.113, firmato dai senatori Trevisi, Paroli e Damiani (Forza Italia), che introduce la famigerata “clausola inflazione”. In sostanza, gli operatori di telefonia potranno aumentare le tariffe una volta all’anno in base all’indice dei prezzi al consumo, eventualmente con un piccolo “bonus” aggiuntivo fissato da Agcom.
Fin qui, si potrebbe anche discutere di adeguamento “fisiologico” dei prezzi. Ma il nodo cruciale arriva subito dopo: l’aumento legato all’inflazione non verrà più considerato una modifica contrattuale. Tradotto in linguaggio comune: niente più diritto di recesso gratuito per i clienti. Se le tariffe saliranno, ci si potrà solo adeguare, o pagare penali per cambiare operatore.
Insomma, la clausola che oggi tutela gli utenti da modifiche unilaterali delle compagnie rischia di diventare carta straccia. E così, mentre l’inflazione colpisce famiglie e imprese, i gestori telefonici otterrebbero una rendita automatica, sganciata da ogni reale aumento dei costi di servizio.
Come se non bastasse, un altro emendamento tenta di allargare i confini — già fragili — della privacy. Attualmente, i dati raccolti durante la portabilità del numero possono essere usati solo per garantire il corretto passaggio tra operatori. Le nuove proposte vorrebbero invece consentirne l’utilizzo a fini commerciali, aprendo la porta a offerte “personalizzate” e, più realisticamente, a un’ondata di telemarketing ancora più invasivo.
Il presidente di Consumerismo, Luigi Gabriele, l’ha detto senza mezzi termini: “Queste proposte penalizzerebbero pesantemente i cittadini, sia sul fronte delle tariffe sia su quello della privacy. La concorrenza si tutela con trasparenza e qualità, non togliendo diritti ai consumatori”.
Il DDL Concorrenza è ancora in discussione al Senato e dovrà poi passare alla Camera, ma la direzione sembra chiara: più libertà per gli operatori, meno tutele per gli utenti. E così, mentre si parla di “mercato libero”, sono sempre gli stessi a restare incatenati ai contratti.
Per ora, resta solo da sperare che qualcuno — magari in Commissione — decida di staccare la spina a un’idea che rischia di farci rimpiangere i tempi in cui il telefono, almeno, piangeva solo nelle canzoni.
