Economia

Una Manovra inconsistente e inconcludente

di Alessia Potecchi

È una manovra di Bilancio inconsistente, inconcludente e senza prospettive future. Non è chiaro dove si andranno a reperire le risorse necessarie. La maggioranza resta divisa sul discorso di contributo da parte delle banche, una tassa del 27,5% invece che del 40% per agevolare la possibilità di svincolare quanto accantonato in sostituzione dell’imposta sugli extra profitti di due anni fa e poterlo poi redistribuire ai soci sotto forma di dividendo a sua volta pagando a sua volta la cedolare secca del 26%. Un incentivo dunque per redistribuire queste risorse con una tassazione inferiore. Difficilmente le banche saranno disposte ad aderire a questa proposta visto che è di carattere volontario. I continui annunci su questo tema che ci sono stati nelle scorse settimane hanno penalizzato i mercati provocando perdite per gli investitori con una discesa dei valori di borsa dei titoli interessati e la conseguente riduzione dell’imposta sui guadagni di borsa (capital gain) andando incontro a più danni che benefici. Si prevede, inoltre, un aumento dell’IRAP quando invece si era prospettato un suo superamento per andare incontro a Forza Italia contraria alla tassazione per gli istituti di credito.

La Riforma fiscale è molto limitata e non porta a nulla, la riduzione dell’aliquota al 33% fino a 50.000 euro porta un beneficio fiscale molto limitato al cosiddetto ceto medio colpito dall’aumento della pressione fiscale a causa del drenaggio fiscale. Nella Manovra non ci sono misure fiscali intelligenti e responsabili per favorire l’istruzione, la ricerca, la digitalizzazione tecnologica; la diminuzione della tassazione fiscale e parafiscale sul lavoro con una abile ed efficace lotta al lavoro nero che è ancora molto diffuso. La riforma dell’IVA promessa dal Governo è ancora lì da venire. Non viene promossa l’equità e la giustizia sociale, il fisco è uno strumento fondamentale per contrastare le diseguaglianze.  Bisogna promuovere misure di vantaggio fiscale per superare i divari tra le regioni, favorendo gli investimenti e mettendo in atto politiche convincenti per evitare l’emigrazione all’estero delle imprese e di molti giovani laureati. Occorre dare certezza a chi produce e consuma, investe e risparmia con un intervento volto a premiare il lavoro e a favorire l’attività di impresa. La manovra su tutto questo è silente, così come è silente sul tema evasione anzi promuove ancora la rottamazione delle cartelle.

Sul PNRR siamo in ritardo rispetto alla scadenza del prossimo anno, continui rallentamenti, cambiamenti, gli ultimi in corso sono fatti proprio nell’ottica di fare fronte e mettere una pezza ai ritardi. Il dato da sottolineare è il taglio che c’è stato alle risorse per i comuni che si riflette sulla spesa corrente ma anche sulle risorse ottenute con il piano, i bandi sono crollati perché i comuni hanno poi timore una volta costruite le nuove infrastrutture di non avere le risorse necessarie per farle funzionare, stessa cosa è avvenuta con l’implementazione delle scuole per l’infanzia e gli asili nido. Questo non giova certamente allo sviluppo economico e sociale perché gli asili nido hanno un impatto sull’occupazione e sul PIL tantoché secondo le stime di Banca D’Italia se l’occupazione femminile arrivasse al 60% il PIL potrebbe crescere di 7 punti di percentuale. Inoltre, senza le risorse del piano oggi saremmo in recessione.

Le risorse poste sulla sanità sono assolutamente insufficienti e gli italiani saranno ancora costretti, per chi può, a rivolgersi al privato, la spesa per la sanità privata continua ad aumentare.

Permane l’assenza di una politica industriale adeguata, seria e costruttiva, le risorse per l’industria sono irrisorie rispetto alle richieste della stessa Confindustria e non c’è un programma che abbia il coraggio di guardare in lunga prospettiva. Ci sono in compenso le spese militari che richiedono 3,5 miliardi in più, spese militari concordate in sede Nato per compiacere Trump. Non c’è un impegno serio sul tema lavoro, il salario Minimo è stato respinto e non ci sono provvedimenti per combattere la precarietà, i bassi salari, la disoccupazione giovanile che dilaga perché gli occupati sono sempre più over 50. Bisogna intervenire con provvedimenti strutturali per contrastare il drenaggio fiscale e restituire quello che è stato speso dai lavoratori.
Non c’è una prospettiva economica futura, non ci sono politiche improntate allo sviluppo, all’investimento, alla crescita, il nostro paese è fermo, non cresce e quindi avere i conti a posto non è sufficiente bisogna agire, fare, programmare in maniera concreta ma la Manovra di fatto è ferma e conferma l’immobilismo economico del paese.