di Sylvie Freddi
Proteste antigovernative in Serbia, Slovacchia, Marocco, Indonesia, Perù, Madagascar, Nepal, India, Ecuador, Argentina…
È la Generazione Z che sta facendo sentire la sua voce.
Impressionanti anche le manifestazioni in Italia: migliaia di giovani sono scesi in piazza insieme ai meno giovani.
“C’è una sorta di sensazione catastrofica in giro, con una sorta di fine della democrazia liberale (percepita) in un paese dopo l’altro”, ha affermato alla CNN Subir Sinha, direttore del SOAS South Asian Institute.
La Generazione Z, figlia del boom digitale, nata tra il 1997 e il 2012, è cresciuta all’ombra della crisi politica, economica, climatica e della pandemia.
È una generazione che vuole cambiare le ingiustizie del mondo come disuguaglianza, corruzione e autoritarismo. Non si riconosce nelle rigide frontiere geografiche né nei vecchi, obsoleti partiti politici. È una generazione che, grazie a Internet, riesce a informarsi e informare in tempo reale in tutto il mondo.
Questi giovani si muovono fluidi: Be water era stato lo slogan delle proteste del 2019 a Hong Kong. Attraverso i social sono globalmente iperconnessi, le battaglie dell’uno diventano le battaglie dell’altro. Il linguaggio usato è semplice, diretto, ironico, come quello dei meme.
Così, nel mondo, nel giro di una manciata di ore, il richiamo a una nuova battaglia si espande come un’eco nel web attraverso Instagram, X, TikTok, Discord, Telegram.
Malgrado gli Stati cerchino di addomesticare Internet per controllare la popolazione, in questo mondo virtuale i giovani scivolano più veloci, sollevando impressionanti masse e formando così una nuova coscienza.
Le loro proteste difficilmente arriveranno a formare un’organizzazione politica: proprio la fluidità che permette loro di accendere in un attimo una protesta, così in un attimo la sgretola.
Ma forse è giusto così. Forse un altro tipo di gestione del mondo sta nascendo. Forse siamo a un punto in cui, essendo l’organizzazione politico-economica finora attuata fallimentare, dobbiamo trovare un’altra via.
Foto di Robert Jones da Pixabay
