Mondo

Il diritto di esistere: la causa pro-Palestina nei tribunali del mondo

di Sylvie Freddi

Ogni ora Israele viola il diritto internazionale continuando impunemente il genocidio dei Palestinesi e la sottrazione delle loro terre, e così anche quei paesi (ahimè come l’Italia) che continuano a tacere e a fornire supporto a Israele.

Ogni azione che difenda e tenti di far rispettare le sentenze della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Penale Internazionale è necessaria e vitale per non cedere al caos e alla distruzione dei diritti umani. Così come ogni azione che discredita e non fa rispettare tali sentenze, rende complici i suoi esecutori.

Così accanto alle grandi organizzazioni mondiali che da sempre si occupano di vigilare lo stato di diritto nei paesi, si sono formati gruppi che attraverso l’applicazione delle leggi cercano di far valere la giustizia.

Jurdi, The Hague Group, March 30 Movement, Droit pour Gaza, sono alcuni esempi di gruppi che hanno messo a disposizione il loro tempo e la loro professionalità per combattere la causa palestinese nei tribunali.

A luglio l’Associazione dei Giuristi per il Rispetto del Diritto Internazionale JURDIha presentato un ricorso davanti la Corte di Giustizia dell’Ue contro la Commissione e il Consiglio Ue per “grave e prolungata inazione di fronte alle violazioni del diritto internazionale nei Territori Palestinesi Occupati”. 

Fondata nel 2024 l’associazione riunisce avvocati, giudici, professori, consulenti legali e altri esperti di diritto internazionale. L’obiettivo comune è promuovere il rispetto e l’applicazione del diritto internazionale nel contesto del conflitto israelo-palestinese.

È di adesso la notizia che appare sul loro sito: “La risoluzione ES-10/24 adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 18 settembre 2024, chiedeva a Israele di porre fine all’occupazione illegale del Territorio palestinese occupato entro un anno, ovvero entro il 18 settembre 2025. Lo Stato israeliano non ha fatto nulla e gli stati terzi influenti non hanno adottato misure efficaci per far rispettare questa decisione, che riflette il parere consultivo della Corte internazionale di giustizia del 19 luglio 2024. L’occupazione e la colonizzazione continuano, così come il genocidio a Gaza, che tutti gli stati del mondo hanno l’obbligo di prevenire.”

“Se Gaza muore, tutta l’umanità morirà con essa”, ha dichiarato il presidente colombiano Gustavo Petro all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite lo scorso anno.

La Colombia fa parte di The Hague Group, un gruppo di nove Stati del sud del mondo storicamente emarginati nelle dinamiche di potere globale (Belize, Bolivia, Chile, Colombia, Honduras, Namibia, Senegal, South Africa, and Malaysia). Si sono riuniti per difendere il diritto internazionale e i diritti fondamentali del popolo palestinese con un’azione legale collettiva atta a sostenere l’ordine giuridico internazionale.

Il 26 settembre, The Hague Group terrà una conferenza “New York society for Ethical Culture” con il giusto slogan “our humanity our responsability”

Vi parteciperanno: Gustavo Petro, presidente della Colombia e co-chair del The Hague Group. Noura Saleh Erakat, attivista palestinese-americana, docente universitaria, giurista e avvocata per i diritti umani. Ronald Lamola ministro di International Relations and Cooperation of South Africa e co-chair del The Hague Group.

In Europa c’è il gruppo March 30 Movement rappresentato dall’avvocato Haroon Raza. Il suo obbiettivo è perseguire i soldati israeliani con doppia nazionalità europea.

“L’Europa è al centro dell’attenzione a causa della giurisdizione e del fatto che molti di questi soldati dell’IDF vivono in Europa” ha detto l’avvocato, inoltre riferisce che più di 4.000 soldati francesi sono stati e sono in servizio nell’esercito israeliano.

Il gruppo ha presentato diverse cause per genocidio e crimini di guerra, presso i tribunali locali dei Paesi Bassi e presso la Corte internazionale. “La legge olandese stabilisce che se si ha la doppia cittadinanza olandese e si commette un crimine all’estero, le autorità olandesi hanno la possibilità di arrestarlo, perseguirlo e condannarlo”

Ovviamente l’Ufficio del Procuratore Difensore Militare di Israele ha subito istituito un sistema di assistenza legale, una rete di legali specializzati nelle corti straniere pronta a intervenire a tutela dei soldati Idf per evitare che siano arrestati o processati all’estero.

Droit pour Gaza è un collettivo belga di giuristi, avvocati e professori universitari, nato per perpetrare un’azione legale contro lo Stato belga, a causa della sua inazione di fronte ai crimini commessi da Israele a Gaza.

Pochi giorni fa il Belgio ha dichiarato che riconoscerà lo stato della Palestina.

Foto di hosny salah da Pixabay