Economia

Prudenza e competenza sulla tassazione delle banche 

di Alessia Potecchi

Il Governo pare insistere ancora sulla tassazione degli extra profitti delle banche. Questi ripetuti annunci non chiari e scomposti possono causare gravi danni alle entrate fiscali dello Stato; infatti, questi provvedimenti causano un aumento della sfiducia degli investitori nelle società del nostro paese con conseguente ribasso dei prezzi di borsa accompagnati da una evidente riduzione delle entrate da Capital Gain (26% delle plusvalenze) Il sistema fiscale deve essere stabile e garantire fiducia a chi opera nel settore. La volontà degli investitori di puntare sulle banche dipende dalle prospettive future viste e considerate in lunga prospettiva e quindi anche gli extraprofitti vanno considerati in lunga prospettiva e non nell’immediato. Da notare, inoltre, che sui dividendi distribuiti dalle società quotate viene applicata una cedolare secca del 26% che verrebbe in parte annullata causa la diminuzione degli utili distribuiti ai soci. Le banche hanno bisogna di stabilità e poi cosa facciamo le tassiamo perché in questo momento registrano forti guadagni e poi quando non sarà più così? Le tassiamo perché vanno bene e quando e se andranno male cercheremo poi degli aiuti concreti per salvarle dal disastro? E’ sbagliato cercare di fare breccia con queste boutade che parlano alla pancia degli elettori e spingono verso una giustizia ed eguaglianza di carattere sociale che non può attuarsi così in maniera repentina e a casaccio e che rischia, se fatta in questo modo, di allontanare importanti investitori stranieri e sul fronte europeo rende ancora maggiormente più complicata la realizzazione del mercato interno e la stessa Unione Bancaria, obiettivi ormai imprescindibili e che oggi per essere raggiunti richiedono delle regole chiare e uniformi ma soprattutto la stabilità del sistema bancario. In questo senso le misure di redistribuzione sono utili, lo aveva fatto anche il Governo Draghi con le società energetiche per calmierare i prezzi; quindi, c’è spazio per un contributo una tantum da indirizzare verso provvedimenti di carattere sociale, bisogna poi vedere come vanno impiegate nella realtà queste risorse, bisogna aiutare le famiglie in difficoltà e le imprese che faticano ma ci vuole attenzione nel varare provvedimenti di questo tipo. Il provvedimento va ripeto visto nel suo insieme e soprattutto va valutato a chi andranno le risorse e come verrà effettuata la distribuzione. Anche nella precedente Manovra di Bilancio il cosiddetto “contributo di solidarietà” è stato solo un’anticipazione ad oggi di tasse che dovranno essere pagate domani. Comunque lo si chiami è un anticipo di cassa, una partita di giro, si tratta semplicemente di un ‘prestito: la finanza paga un po’ di più nel 2025 in cambio di minori tasse in futuro. Ci vuole dunque competenza e lungimiranza su queste questioni cosa che proprio non vedo nelle proposte del Governo.

Foto di Stefano Ferrario da Pixabay