di Sylvie Freddi
La deumanizzazione è un processo che porta a vedere l’altro come inferiore, come non umano. Questa prospettiva genera una mancanza di empatia che conduce alla violenza fino ad arrivare allo sterminio di massa, al genocidio.
Lo sapevano bene i Romani, che adoperavano proprio la deumanizzazione del nemico come tattica fondamentale di guerra. Quindi prima delle campagne militari, sia quelle di conquista che quelle di difesa, c’era una solerte propaganda nella quale si descriveva il nemico come una minaccia alla sopravvivenza delle famiglie romani, un immediato pericolo che poteva distruggere l’impero. Allo stesso tempo il nemico era rappresentato come barbaro, appartenente a una civiltà inferiore che si esprimeva solo con la violenza.
In questo modo, il legionario mandato a combattere, non provando per loro empatia, poteva uccidere i nemici senza sensi di colpa perché quei nemici non avevano il loro stesso valore di umanità.
Così il governo israeliano non si è inventato niente di nuovo: tutti i palestinesi, e più in generale gli arabi tutti, sono i nemici cattivi che tramano nei tunnel la fine di Israele, partoriscono figli che già da neonati hanno l’impulso da terrorista, sono una razza inferiore e violenta, così come è inferiore e violenta la loro cultura.
E i soldati israeliani imbevuti di questa propaganda sparano, buttano bombe su civili inermi pensando di essere nel giusto.
“Con quella strage i gazawi hanno perso il diritto di vivere nella Striscia. Faremo scomparire gli arabi” ha dichiarato la terribile leader dei coloni estrema destra Daniella Weiss.
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