Con il suo settimo romanzo, Le connessioni sentimentali dall’aldilà, Giulio Bruno compie un passo deciso fuori dal genere che lo ha reso noto – il poliziesco – per abbracciare una narrazione più intima, corale e profondamente riflessiva. In una lunga conversazione con la giornalista Francesca Gabriele, l’autore cosentino racconta il percorso che lo ha portato a questa nuova avventura letteraria, accolta fin da subito con entusiasmo da pubblico e critica.
Ambientato nel cimitero immaginario di Rocca Acerba, il romanzo nasce da un’esperienza personale dell’infanzia, trasformata in uno scenario in cui i personaggi – anime sospese tra il ricordo e l’aldilà – dialogano con Robertino, un ragazzo quindicenne morto prematuramente. Attraverso questo giovane protagonista, Bruno affronta tematiche universali come la perdita, l’elaborazione del dolore, il valore della memoria, e soprattutto l’amore in tutte le sue forme. Il risultato è una narrazione intensa e delicata, che riesce a toccare le corde più profonde senza mai cedere alla malinconia.
Pur essendo noto per la saga poliziesca ambientata a Cosenza, Bruno spiega di aver sentito il bisogno di rinnovarsi, evitando la saturazione creativa che oggi colpisce il genere giallo. Il desiderio di mettersi alla prova lo ha portato a costruire un romanzo fuori dagli schemi, che definisce “catartico”, capace di suscitare domande più che fornire risposte, e che lascia nel lettore un senso di speranza e connessione profonda con la dimensione umana ed emotiva dei personaggi.
Robertino, in particolare, rappresenta un alter ego dello scrittore da giovane: curioso, ostinato, a tratti sfrontato. Un personaggio che Bruno ama profondamente e che considera talmente vivo da escludere categoricamente l’idea di un sequel, nel timore che una continuazione possa intaccarne l’autenticità.
L’autore conferma di continuare a scrivere di notte, momento privilegiato per la creatività e l’introspezione, e sottolinea come, pur avendo ottenuto diversi premi nel corso della sua carriera, il suo vero obiettivo resti quello di emozionarsi e far emozionare. “Scrivo per viaggiare”, afferma, “e per restare curioso. È la curiosità che ci tiene vivi.”
Oggi Giulio Bruno, con qualche ruga in più e i capelli quasi tutti bianchi, resta fedele a se stesso, ma arricchito da una maturità narrativa sempre più riconoscibile. Le connessioni sentimentali dall’aldilà è la conferma che anche nella morte, nella memoria e nel silenzio, può esserci una potente forma di vita e di bellezza.

